In tempi di vacche magre i soldi si cercano dove ci sono e se uno dei tuoi creditori è Paolo Berlusconi, si fa di tutto per recuperarli. Questo deve aver pensato Paolo Festa, sindaco di Pieve Emanuele, in provincia di Milano, depositando un precetto di pagamento nei confronti di Berlusconi jr.

La vicenda è quella del golf club di Tolcinasco, frazione di Pieve Emanuele, simbolo della tangentopoli milanese degli anni ’90, per il quale il fratello dell’ex premier è stato condannato in secondo grado a pagare oltre 11 milioni di danni al Comune a sud di Milano. Ma, a parte una prima trance da 2.300.000 euro, corrisposta subito dopo la sentenza del giugno scorso, in Comune dicono di non aver visto altri soldi. E Paolo Festa si dice pronto anche a un’azione di pignoramento dei beni.

“Dopo la nostra azione – spiega a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Pieve – i legali di Berlusconi si sono fatti più disponibili, ma io temo sia solo una strategia per prendere tempo, esattamente come quando in dibattimento asserivano che il signor Berlusconi era nullatenente. Ora, se non si arriverà a una transazione, dovremo farci carico di scoprire quali beni sono intestati personalmente a lui, ma non intendiamo fermarci perché si tratta una questione di giustizia sociale”. Non c’è solo la sentenza di secondo grado che sancisce il risarcimento per il “grave danno ambientale perpetrato al territorio” e “l’irreversibile modifica dell’intero patrimonio idrogeofaunistico”; non c’è solo il miliardo e trecento milioni di lire che sono stati pagati in tangenti per cambiare la destinazione d’uso di questi terreni, posti alle porte di Milano; “C’è – spiega il sindaco – che Tolcinasco, è sempre rimasto un corpo estraneo al paese, precluso alla cittadinanza. E a fronte di questa sottrazione di territorio, non sono stati nemmeno pagati gli oneri di urbanizzazione alla città”.

Ma a Pieve Emanuele il golf club di Tolcinasco non è l’unico esempio degli scempi provocati dalla furia costruttrice, figlia delle mazzette, targata dc-psi-pci. Il residence Ripamonti di Salvatore Ligresti è certamente l’esempio più famoso “per il quale – spiega il sindaco Festa – il comune transò già a suo tempo, ricevendo in cambio circa 8 miliardi di lire fra liquidi e terreni”. Per questo il sindaco, che negli anni ’90 era un consigliere d’opposizione e uno dei autori dell’esposto che diede il via alla tangentopoli locale, è intenzionato a non fermarsi e annuncia la messa in mora di tutti gli amministratori che vennero condannati in quegli anni.