Anni passati sopra i libri a ripetere nomi di amminoacidi, di ossa e muscoli, di processi chimici. Anni in cui l’unico obiettivo è diventare infermiere o medico, dare sfogo a una passione forte, a un interesse che ci accompagna da sempre. Anni che passano e quando gli studi finiscono resta il fatto che in Italia trovare lavoro nei campi della sanità e della ricerca è diventato impossibile, un privilegio di pochi.

Yuri è uno dei tanti ragazzi che, dopo la laurea, si è trovato catapultato in questo mondo, e per soldi ha deciso di trasferirsi in Inghilterra, ad Oxford. Attraverso Scambieuropei, Yuri sta aiutando chi vuole intraprendere lo stesso tipo di percorso a districarsi nella burocrazia inglese, sulla base dell’esperienza con L’Nmc. “Se avessi un penny per ogni volta che ho trovato farmaci incustoditi in giro, medicazioni che non erano state riportate negli appositi registri e per ogni volta che si sono dati malati all’ultimo minuto, sempre nel post week-end, ora sarei ricco. ‘La mia non è la verità assoluta ma il frutto della mia personale esperienza nel mio ambito lavorativo’“.

“Lavorare come infermieri nel Regno Unito è semplice, ma per farlo bisogna necessariamente iscriversi all’Nmc, il Registro Nazionale britannico degli infermieri, e seguire attentamente tutte le procedure – spiega Yuri, 38 anni – se non vi iscrivete non potrete in nessun caso lavorare come infermieri né in Inghilterra, Scozia, Galles, Nord-Irlanda o Isole del Canale (sebbene queste ultime non facciano parte del Regno Unito ma ne siano un “protettorato”), né nel settore privato e né in quello pubblico (o Nhs – National Health Service).

Per iscriversi occorre andare sul sito ufficiale dell’Nmc, richiedere online l’invio di un Application Pack, o più brevemente un AP, e riempire il form online. Al termine dell’operazione, dopo un periodo di tempo che potrà variare dai 4 ai 10 giorni vi arriverà gratuitamente l’AP. Non è un procedimento complicato, ma bisogna stare attenti a inviare correttamente tutti gli allegati e a compilare senza errori l’application form”.

Nel Regno Unito esistono diverse categorie di infermieri, spiega Yuri, tutte indicate da sigle. Il general or adult nurse, ad esempio, (RN1) è il corrispondente di un infermiere uscito dalla laurea triennale, o laurea di primo grado, poi ci sono i Mental health nurse, i children nurse e i Learning disabilities nurse, tutti di diversi livelli a seconda degli studi e dell’esperienza.

“Anche qui ci sono tasse da pagare e burocrazia – ribadisce – ma vale la pena trasferirsi in Inghilterra per lavorare, soprattutto perché al contrario dell’Italia puoi ottenere uno stipendio e un contratto di lavoro in grado di garantirti una vita stabile; inoltre, è pur sempre un’esperienza che fa curriculum e che può essere utile per poi tentare altre strade.

L’Inghilterra non è stata certo la scelta che avrei voluto fare, ma parlando la lingua ed essendoci qui una forte domanda di infermieri, alla fine ho deciso di trasferirmi. Vivere qui per me non è facile, soprattutto perché non vado molto d’accordo con gli inglesi e con il loro modo di lavorare.  Sono spesso pigri e approssimativi: se avessi un penny per ogni volta che ho trovato farmaci incustoditi in giro, medicazioni che non erano state riportate negli appositi registri e per ogni volta che si sono dati malati all’ultimo minuto, sempre nel post week-end, ora sarei ricco”.

Andarsene dall’Italia non è semplice per nessuno, al contrario di quello che può sembrare, ma spesso l’assoluta mancanza di possibilità porta all’esasperazione.

“Vivo qui da un anno e se le cose in Italia dovessero cambiare sarei disposto a tornare anche domani – continua Yuri – ma purtroppo il problema delle università italiane non è che non ci sono i soldi per colpa dei tagli, è che questi soldi vengono dati a persone che non dovrebbero realmente occupare quel posto perché non ne hanno il merito, ma solo la spintarella”.

Per fare un esempio, i viaggi-ricerca per dottorandi sono visti, per ammissione stessa di che ne beneficia, come viaggi-vacanza spesati dall’università. Se vengono sempre fatti passare i così detti raccomandati e ci si limita a sfruttare come schiavi gli elementi realmente validi senza dare loro nessun tipo di riconoscimento o riscontro, cosa dovrebbero fare questi ultimi se non scappare alla prima occasione?

“In questo contesto è ovvio che non ci saranno mai sufficienti fondi per chi vuole compiere delle ricerche serie – conclude Yuri. Le altre università all’estero li accolgono sì a braccia aperte perché sanno di poter contare su menti e talenti già accademicamente formati, per cui non hanno speso nemmeno un soldo e dai quali possono pretendere alti risultati”.