Dunque, ricapitolando, le tre parole-chiave dell’ultima settimana, sono state ‘web’, ‘sessismo’ e ‘eversivi’. Il gioco delle tre carte ha tendenzialmente funzionato e tutti gli occhi sono stati puntati sugli aspetti più superficiali e ‘chiacchierabili’ dell’accaduto.
 
Il web del resto è ormai la madre di tutte le battaglie: la voce contraffatta dall’altoparlante della rete è perfettamente funzionale alla cancellazione della causa a favore dell’effetto.
Il potenziale distraente, alterante, manipolabile-manipolatorio della rete sembra aver ipnotizzato tutti, provocati e provocatori, vittime e carnefici, mainstream e controtendenza: ciascuno è più attento ai riverberi d’opinione prodotti dal web, solerte rappresentante porta a porta col dono dell’ubiquità, che non al fine per cui si è mosso.
 
 Ed ecco che Rocco Casalino con la sua aurea da Grande Fratello (caspita com’è interessante la provenienza reality del ragazzo al fine della polemica in corso!) e la sua lettera pan per focaccia alla viperetta Bignardi diventano il centro nevralgico di tutta la questione M5S. Contemporaneamente Laura Boldrini, col suo fare pacato, la sua saccenza finto-umile, perennemente pronta a sfoderare il suo atout femminilvittimistico, dopo aver dato una dimostrazione di prepotenza e di asservimento alla volontà del sistema approvando in tutta fretta quello che c’era da approvare punto, è rapidamente passata da spietata ghigliottinatrice a capro espiatorio della discriminazione di genere grazie all’improbabile trovata di Grillo “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”.
 
Così è entrata in gioco la seconda parola “sessismo”, che ha permesso alla signora di sfoderare il suo asso nella manica, e ha permesso all’idiozia imperante di un maschilismo che puzza di muffa di mettere in sordina le ragioni per cui il Movimento si era impetuosamente ribellato all’approvazione da clessidra del decreto Imu-Bankitalia.
 
La rete, questa volta, come tante altre, ha fatto da silenziatore al dato più rilevante dell’intera faccenda: la cordata di quelli che s’intendono (Larghe Intese o meno) resta compatta in un assetto geo-parlamentare che taglia fuori una grossa fetta della società e vorrebbe impedirne le lamentele, i rifiuti, le polemiche, attuando una spending review dei tempi di discussione. L’opposizione ridotta ad un mainstream fatto di stalattiti e stalagmiti politiche, che s’incontrano nel mezzo, impedendo il passaggio di qualsiasi voce contro, non può essere fatta se non con toni forti e modalità esibizionistiche. 
‘Eversivi’, d’altronde, sono etimologicamente coloro che intendono abolire, volgere sossopra, rovesciare qualcosa ( da ex + vertere). Fino a prova contraria  ‘vertere’ o cambiare verso che dir si voglia è il ritornello su cui Renzi ha incentrato tutta la sua campagna per le primarie, ma ad oggi le uniche cose che ci troviamo in mano sono una legge elettorale che rischia di restituire l’Italia alla fenice arcoriana e un PD ancora connivente su tutto.
 
L’e-versivo, dunque, qualcuno dovrà pur farlo.