Chissà che cosa penserebbe Sandro Pertini del mondo delle cooperative odierno, a distanza di 90 anni da quando, giovane studente, proprio sulla tema della cooperazione discusse una delle sue due lauree. Chissà cosa penserebbe delle manifestazioni dei lavoratori di fronte ai cancelli delle coop per avere paghe più dignitose, della scalata al mondo bancario e assicurativo, delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti di questo mondo. Oggi dalla tesi del giovane studente di Savona che sarebbe diventato 6° Presidente della Repubblica, è stato tratto un libro, dopo che solo un anno fa il dattiloscritto originale è stato ritrovato nei magazzini della facoltà di Lettere di Firenze. Il volume, che è edito da Ames, l’Associazione per lo studio del mutualismo e dell’economia sociale e curato da Sebastiano Tringali, sarà presentato nell’aula magna dell’Università di Modena venerdì 7 febbraio 2014.

Per decenni si era pensato che quella tesi di laurea fosse andata persa. Invece, salvato per miracolo durante l’alluvione del 1966 e dimenticato in un magazzino, il volume è stato riscoperto dopo una serie di ricerche commissionate proprio dalla Legacoop della Liguria, terra da cui proveniva il savonese Pertini. Nel 1924 il futuro presidente, allora da poco congedato dall’esercito (era stato decorato nella Grande Guerra), si era infatti dedicato agli studi. Oltre a terminare il suo corso all’Istituto per le scienze sociali “Alfieri”di Firenze , un anno prima, nel 1923 il giovane ex combattente si era preso una prima laurea in giurisprudenza proprio nell’Ateneo di Modena.

Ma è certamente la laurea fiorentina la più interessante tra le due. La tesi sulla cooperazione infatti, inquadrata nel contesto storico travagliato in cui fu scritta, assume un significato molto particolare. Mentre Pertini discuteva la sua tesi, il regime di Benito Mussolini, superato lo stallo e la crisi successivi all’omicidio di Giacomo Matteotti, era pronto a trasformarsi in dittatura. Proprio le cooperative, che allora come oggi si dividevano tra le due grandi anime socialista e cattolica, avevano subito la violenza del primo squadrismo fascista, fatto di manganelli e olio di ricino. Purgate dei loro elementi politicizzati, la cooperative sarebbero sopravvissute a malapena durante il Ventennio, per rinascere poi dopo la Liberazione.

Testimone dunque della repressione che la cooperazione aveva subito e stava subendo, il futuro capo dello Stato in quel 1924 fa della sua tesi un atto politico, un’esaltazione di quello che, allora come oggi, dovrebbe essere lo spirito cooperativo più genuino. “Riteniamo – scriveva Pertini nel 1924 – che la cooperazione non debba vivere fuori del movimento operaio, ignorarlo, perseguendo unicamente i suoi scopi economici, ma deve entrare in esso, unirsi a tutte le altre forme in cui si concretizza la lotta del lavoro, divenendo forza di elevazione morale, non solo economica, della classe operaia”. Secondo Pertini la cooperazione “combatte lo stimolo del profitto quando agisce sulla speculazione disonesta e anti-economica, e su quella forma parassitaria, che non concorre ad accrescere la produzione delle cose utili, ma crea tutta una rete di malsani interessi e di artificiose operazioni, destinate a turbare i servizi della produzione e della distribuzione e ad accrescere quindi le spese generali della grande azienda sociale. Ed è precisamente contro questa azione di speculazione affaristica, esercitata dal capitale, che il lavoro con la cooperazione si ribella”.

Il volume che sarà presentato a Modena, oltre a riportare il testo della tesi, racconterà anche la genesi dell’opera. Sandro Pertini, iscrittosi al Partito socialista nel 1920 (e l’anno di iscrizione al Psi è una scoperta proprio dei curatori del libro edito da Ames) pochi mesi dopo la discussione di quella tesi inizierà una lunga attività antifascista. Conoscerà il carcere, il confino, l’esilio e dopo essere ridiventato un uomo libero dopo il 25 luglio 1943, entrerà a fare parte del direttivo del Cln Alta Italia. Lo stesso organo che voterà la condanna a morte di Benito Mussolini. La ricerca e la pubblicazione sono state finanziate da Legacoop Liguria, Coop Liguria, Fondazione De Mari-Cassa di Risparmio di Savona, Fondazione Unipolis, con l’Alto patronato della presidenza della Repubblica.