C’è un dettaglio importante nella vicenda delle adozioni internazionali che ha visto protagoniste coppie di italiani rimasti bloccati in Congo. Rimasto senza nessuna risposta…le responsabilità. Già. Di chi sono le responsabilità di questa “dolorosa” situazione in cui a rimetterci sono stati dei bambini piccoli che ormai speravano di poter dare e ricevere un affetto vero e potersi finalmente appoggiare a un papà e a una mamma reali e non a istitutori di un impersonale collegio, e che non vedevano l’ora di riuscire a condividere camerette e giochi con nuovi e definitivi fratellini?

Lasciamo stare Federico Caner, capogruppo della Lega in Veneto che chiese subito le dimissioni della Kyenge. Gli attriti tra questo partito e la Ministra ormai non fanno più notizia. Rimangono però in piedi le accuse e la raccolta di firme del sito di mammeonline e le parole di Marco Griffini, presidente dell’Associazione Amici dei Bambini, che si pronunciò quando i genitori erano ancora lì. Secondo lui la Kyenge era andata in Congo e affrontato il problema delle adozioni senza avvisare nessuno, nemmeno gli enti coinvolti nelle adozioni. In quella occasione Griffini denunciò la situazione di sbando dell’Autorità Centrale. Un’autorità acefala e priva di risorse necessarie a svolgere il proprio ruolo in ambito internazionale, dove tutto viene lasciato al caso e nessuno si preoccupa di nulla. Nessuno interviene a dovere.

Come dar torto a Griffini? Che qualcosa non sia andato per il verso giusto lo conferma la notizia che in quello stesso periodo in Congo, oltre alle 26 coppie italiane, ce ne erano anche di francesi, regolarmente e tranquillamente rientrate in patria con i loro bambini.

Definire allora il nostro un paese acefalo è forse il termine più azzeccato. Peccato però, perché mentre noi stiamo qui a discutere di ruoli e responsabilità, nei nostri istituti ben 1.491 bambini attendono l’attenzione di uno sguardo. Mentre nel mondo, secondo le stime dell’Unicef, sono 168 milioni i minori in stato di abbandono o in gravi difficoltà che aspettano il calore di una famiglia.