Sarah Hendrickson è una ex studentessa di mio cognato, ma dato più importante, è una delle atlete che gareggerà per la prima volta alle Olimpiadi invernali di Sochi, nel salto con gli sci.

Negli ultimi anni le donne hanno fatto conquiste importanti, alle volte non prive di polemiche. Nel 2012 alle Olimpiadi di Londra è stato introdotto il pugilato femminile, anche se a livello internazionale, già da una decina d’anni il mondo dello sport aveva aperto le porte alle pugilesse.

Danica Patrick è la pilota di maggior successo nella storia delle corse automobilistiche, guida stock cars a 300 km/h sulle piste di Indianapolis e Daytona.

Anche gli ultimi tabù sulle donne in prima linea al fronte sono cominciati a cadere. Non c’è quasi più nulla che sia precluso alle donne rispetto agli uomini.

Sebbene la maggior parte di noi non mollerà mai un gancio verso un’altra, né indosserà una mimetica imbracciando una mitragliatrice o entrerà in uno strettissimo abitacolo con un volante in mano, nella più ordinaria esistenza odierna, sono molti i segnali di un cambiamento nell’attitudine delle donne.

Uno dei falsi miti delle donne moderne (non tutte, per carità) è quello di dimostrare la stessa forza e sprezzo della paura degli uomini.

Durante il trasloco, Giulia si è spaccata la schiena portando avanti e indietro lo stesso numero di scatoloni del marito, non voleva essere da meno e contribuire in parti uguali.

Non senti mai dire a Giovanna “ho bisogno di aiuto“, vuole sbrigare tutto da sola, anche quando non ce la fa più; neppure in gravidanza si è mai regalata un momento di indulgenza.

Io guido in autostrada per lunghi tratti (mia madre non l’ha mai fatto, nemmeno quando si andava in Calabria in vacanza!) zappo l’orto per scelta, non cerco sostegno quando vado in ospedale per delle visite, viaggio da sola. Sono azioni che compio e che di per sé non mi danno grande piacere, intimamente preferirei diversamente, eppure le faccio perché una parte di me, spinta da un inconscio archetipo della donna tosta, ritiene di dover dimostrare qualcosa al mondo.

Cosa, poi? In molte donne che ho conosciuto, brucia la fiamma dell’audacia, il rifiuto dei limiti e delle restrizioni nei confronti dell’uomo. Assomigliargli, scimmiottandone la natura, è vissuto come traguardo di equità, quasi una legittimazione dell’essere.

I cambiamenti si vedono anche nelle interazioni sociali delle nuove generazioni. Un’infermiera del pronto soccorso mi raccontava di un recente cambio di tendenza: sono più le ragazzine che giungono da loro in coma etilico rispetto ai maschi.

Al parco giochi ho visto un gruppo di amici litigare scherzosamente: dalla bocca delle ragazze parolacce e bestemmie. Bere, fumare e imprecare come scaricatori di porto sembra la nuova frontiera della parità new generation.

Se le ragazze mostrano muscoli e aggressività da macho, gli uomini – sempre più disorientati – trovano conforto nei vezzi una volta prettamente femminili: sopracciglia definite, peli estirpati, creme nutrienti antietà, unghie limate alla perfezione.

Intendiamoci, voler rifuggire dal ritratto (in realtà ancora presente nell’immaginario di molti uomini) di ‘angelo del focolare‘, tutto casa e famiglia, è sacrosanto. Perseguire la propria indipendenza fisica e spirituale, doveroso. Ma ho paura che nel far prevalere i nostri diritti, abbiamo preso l’uomo, in sé, come prototipo da emulare, perdendo per strada quelle virtù che ci rendono uniche, speciali, irripetibili.

Tenerezza, grazia o dolcezza vengono vissute come démodé, un segno di resa a un lui dominante e non virtù da custodire per raggiungere obiettivi ugualmente alti.

Possiamo e dobbiamo raggiungere gli stessi successi senza utilizzare modalità e strumenti prettamente maschili. Scambiarci di ruolo non ci renderà più forti, ma solo più spaesati. Tutti.