Il messaggio è circolato via web: “Allo stabilimento Electrolux di Forlì i camion stanno svuotando i magazzini, approfittando del giorno di festa. Chiunque può venga a presidiare”. Così sono ritornati “di corsa” davanti ai cancelli della fabbrica di viale Bologna, chiusa per le celebrazioni della Madonna del fuoco, patrono cittadino, i lavoratori del colosso svedese specializzato nella produzione di elettrodomestici a uso professionale e domestico, “nel tentativo di bloccare i tir già carichi di merci – raccontano – che stavano approfittando della fabbrica vuota per portare via i prodotti stoccati e pronti per la vendita: piani cottura, forni e altri elettrodomestici”.

L’allarme è partito il 4 febbraio subito dopo pranzo, quando su Facebook una lavoratrice della multinazionale con sede a Stoccolma ha chiamato a raccolta i colleghi, di riposo per le celebrazioni, per avvisarli che la fabbrica, proprio nel giorno di festa, “si stava svuotando”: in pochi minuti in 40 hanno risposto all’appello e si sono radunati davanti ai cancelli, “in tempo – racconta Rita Fiumana, Rsu Cgil all’Electrolux di Forlì – per impedire l’uscita a un camion già carico, e per fermare altri tre automezzi intenzionati ad entrare in fabbrica per prelevare i prodotti finiti e pronti per la vendita”. “Un fatto gravissimo”, spiega Cinzia Colaprico, Rsu della Fiom, anche perché è proprio ciò che negli altri stabilimenti italiani del colosso svedese si era cercato di evitare via presidio permanente, scattato a Porcia, in provincia di Pordenone, e a Susegana (Treviso). Nessuno, in Emilia Romagna, ha dimenticato il precedente creato dalla Firem di Formigine, in provincia di Modena, che a Ferragosto, sempre a fabbrica chiusa, si era portata via macchine e merci per trasferirsi in Polonia, né quello simile della Dometic, sempre di Folrì: “Appena abbiamo saputo quello che a fabbrica chiusa stava succedendo, ci siamo precipitati davanti allo stabilimento – spiega Fiumana – è un bruttissimo segnale”.

Un allarme solo parzialmente rientrato nelle ore successive, quando l’azienda ha spiegato ai lavoratori come fosse prassi tenere attivi i magazzini in un giorno feriale: la festa del patrono del 4 febbraio, avrebbe detto Electrolux, riguardava solo Forlì, non gli altri stabilimenti. Tuttavia la spiegazione non ha tranquillizzato gli operai forlivesi, già preoccupati per il piano che riguarderebbe tutti i siti produttivi italiani. “L’azienda – riferisce Fiumana – ha risposto al nostro presidio dichiarando che è prassi mantenere i magazzini attivi nelle giornate festive. A noi non risulta”. “Possiamo capire che il 4 febbraio fosse festa solo a Forlì e che quindi Electrolux volesse tenere attivi i magazzini per spostare le merci anche in altri stabilimenti che invece lavoravano a ritmo normale – spiega anche Michele Bulgarelli, segretario Fiom forlivese – ma la preoccupazione qui è alta perché solo qualche mese fa alla Dometic la proprietà aveva tentato di portare via tutto in piena notte.

E’ ovvio, quindi, che visto il quadro generale dell’Electrolux e le ultime informazioni i lavoratori si siano allarmati e abbiano deciso di presidiare la fabbrica”. A ottobre i vertici dell’Electrolux, del resto, avevano annunciato che i quattro stabilimenti italiani erano “sotto osservazione”: l’intenzione, poi divenuta piano per tagliare sui costi produttivi causa “scarsa competitività del settore lavaggio”, piano che verrà nuovamente discusso il 17 febbraio prossimo nel corso del nuovo tavolo di trattativa convocato dal ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, era quella di spostare la produzione in Est Europa, tra Polonia e Ungheria. Un’intenzione smentita poche ore fa dallo stesso amministratore delegato di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario, nel corso dell’audizione in commissione Industria del Senato, “non lasceremo l’Italia”, ha detto Ferrario”, “ma in contemporanea”, spiegano gli operai dell’azienda “ci stavano portando via le merci dalla fabbrica. Cosa dobbiamo pensare? – si domandano quindi i lavoratori – a cosa dobbiamo credere?”.

Nel dubbio, comunque, in mattinata gli operai del sito forlivese si sono riuniti in assemblea, proclamando un presidio a oltranza fino al 17 febbraio, data del prossimo incontro a Roma. “Abbiamo indetto per la giornata di oggi uno sciopero di otto ore, e presidieremo i cancelli giorno e notte fermando le macchine ‘a scacchiera’, quindi ogni venti minuti e a turno, fino a che il piano presentato dall’azienda non verrà ritirato – assicura Bulgarelli – entreranno solo i camion che trasportano i macchinari necessari a proseguire la produzione. Andremo avanti a lavorare, insomma, ma continueremo a lottare per difendere il valore della nostra fabbrica”. Per la Fiom le rassicurazioni provenienti da Ferrario sono solo quello, “rassicurazioni: Non c’è stato nessun passo indietro sull’annunciata chiusura di Porcia, sui tagli ai salari o sul peggioramento delle condizioni lavorative. Così non è accettabile. A Forlì si producono 74 forni l’ora, rispetto ai 64 del 2010, e si vorrebbe aumentare la mole di lavoro a 85 forni all’ora: ma hanno idea, i dirigenti, di cosa voglia dire per un operaio svolgere un compito così estenuante a quel ritmo?. Scaricare le difficoltà economiche sui lavoratori è sbagliato e improduttivo: noi viviamo in Italia, non in Est Europa, e dobbiamo sopravvivere ai prezzi che questo paese impone con i nostri stipendi”.