Le pressioni politiche per Pietro Salini e soci non sono bastate. Il Consorzio delle imprese (Gupc) guidato dalla spagnola Sacyr e in cui l’italiana Salini – Impregilo ha il 38% ha annunciato che l’Acp (Autorità del Canale di Panama) ha interrotto le trattative sul proseguimento dei lavori per l’ampliamento del Canale. Lo Stato centroamericano non è assolutamente intenzionato a pagare 1,6 miliardi di extra-costi per la commessa per l’allargamento della struttura che unisce l’Atlantico con il Pacifico e che consentirà il transito di navi molto più grandi di quelle che attualmente possono navigare nello specchio d’acqua.

Non è quindi bastata la mobilitazione politica che nelle scorse settimane ha visto anche l’intervento del ministro degli Esteri Emma Bonino, che ha avuto un colloquio con il collega spagnolo Garcia-Margallo nel tentativo di sbrogliare la vicenda. E, ancor prima, il tentativo avviato dal vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, di cercare una “soluzione ragionevole per tutte le parti” coinvolte e di discutere con la Banca europea degli investimenti per verificare i margini di manovra sul fronte dei prestiti, oltre a fare “le telefonate necessarie” con le autorità panamensi a partire dall’ambasciata a Bruxelles.

Dopo la rottura delle trattative, il consorzio italo-spagnolo ha espresso “sconcerto e rammarico” per una decisione “illogica e dettata da un atteggiamento troppo rigido che danneggerà il Canale, il Paese e i panamensi, oltre a creare un danno per il commercio internazionale e per tutti quei Paesi, come gli Stati Uniti, dove sono stati fatti ingenti investimenti in previsione dell’allargamento del commercio mondiale”. Ma soprattutto creerà problemi economici alle imprese coinvolte. Ormai, comunque, il dado è tratto. I colloqui sono falliti e i lavori sul progetto di ampliamento sono stati sospesi.

Il numero uno dell’Acp, Jorge Quijano, ha fatto sapere che la sospensione permetterà alle autorità di valutare come procedere con il progetto. “Voglio dire chiaramente che non cederemo al ricatto“, ha affermato, sottolineando che i lavori andranno avanti con o senza il consorzio. Il contenzioso sul Canale centroamericano rischia quindi di avere un epilogo ben diverso da quello di vicende italiane come il caso dell’inceneritore di Acerra o del Ponte sullo stretto ben noti a Impregilo. Tanto più che altri gruppi si stanno già facendo avanti per terminare l’opera al posto del consorzio guidato da Sacyr. In più di un’occasione, negli ultimi tempi, è infatti emerso il nome dell’americana Bechtel.

Per ora, una cosa è certa. Lo stop alle trattative ha scatenato una fuga degli investitori in Borsa dalle aziende che fanno parte del consorzio. L’italiana Salini Impreglio ha chiuso a -1,06% a Piazza Affari, mentre la spagnola Sacyr ha terminato la giornata sulla piazza finanziaria di Madrid in profondo rosso: -6,42 per cento.