Lunedì la commissione Lavoro della Camera ha bocciato, attraverso l’approvazione di due emendamenti soppressivi, il disegno di legge della leader di Fratelli d’Italia sulle cosiddette pensioni d’oro. Il ddl era stato adottato, dopo un lungo dibattito, come testo base insieme ad altre cinque proposte e, a seguito dell’esito dei lavori della commissione, approderà mercoledì nell’Aula di Montecitorio disgiunto dagli altri. Lo strappo sarebbe avvenuto perché la capogruppo di Fdi non avrebbe voluto aspettare lo studio sull’impatto della norma chiesto all’Inps. Fino a lunedì a correre insieme erano sei disegni di legge, ognuno dei quali propone una ricetta molto diversa su come affrontare la questione delle pensioni d’oro.

Da FdI il ricalcolo delle pensioni 10 volte le minime. La proposta di Fratelli d’Italia prevede, come si legge nella relazione introduttiva, “che le pensioni che eccedono il valore di oltre dieci volte la pensione minima siano ricalcolate e corrisposte secondo il sistema contributivo, di modo che, oltre tale importo, i soggetti interessati percepiscano una differenza in proporzione solo ed esclusivamente a quanto da loro effettivamente versato agli enti pensionistici durante il loro percorso lavorativo”. Il testo prevede che i trattamenti pensionistici ricalcolati “non possono essere comunque inferiori a dieci volte il trattamento minimo dell’Inps” e che i risparmi derivanti dal ricalcolo vengano destinati alle pensioni minime, agli assegni sociali e alle pensioni di invalidità e inabilità.

Da Sc un contributo di solidarietà oltre 60mila euro. La proposta di Scelta civica, a prima firma Enrico Zanetti, prevede invece un contributo di solidarietà provvisorio per cinque anni sulle pensioni di importo elevato, “individuate nelle pensioni da 60.000 euro lordi annui e oltre”. Il contributo verrebbe calcolato dalla differenza tra l’importo lordo della pensione su base annua effettivamente percepito e l’importo della stessa pensione nel caso in cui questa venisse calcolata con il metodo contributivo. “In questo modo, ferma restando l’integrale tutela del diritto acquisito per pensioni fino a 60.000 euro – si legge nella relazione – per quelle eccedenti tale cifra il contributo di solidarietà viene richiesto solo nella misura in cui una parte del trattamento pensionistico non costituisca un vero e proprio diritto soggettivo del pensionato”. Dunque se la differenza non supera i 10mila euro il prelievo è del 10%, tra i 10mila e i 50mila è del 20%, dai 50 ai 100mila del 30%, oltre i 100mila del 40%. Il gettito derivante da questa operazione viene destinato a “un apposito fondo del bilancio dello Stato, utilizzabile esclusivamente a copertura di interventi finalizzati a ridurre, anche in modo selettivo, il carico fiscale e contributivo sui redditi di lavoro dipendente o autonomo nonché dell’attività d’impresa svolta in prevalenza con il lavoro del titolare, ovvero a copertura di interventi di finanziamento e di rifinanziamento di ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori e degli asili nido per agevolare il lavoro femminile”.

Dalla Lega tetto massimo di 5 mila euro alle pensioni. Molto più semplice la proposta della Lega, a prima firma Massimiliano Fedriga: “Le pensioni e i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al metodo retributivo non possono superare i 5.000 euro netti mensili. Sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al metodo contributivo”. In caso di cumuli con altri trattamenti pubblici erogati in base al metodo retributivo il tetto massimo fissato dalla Lega è di 8mila euro netti mensili.

Dal Pd contributo solidarietà calcolato a scaglioni. Molto più articolata la proposta del Pd, firmata in prima battuta dalla deputata e relatrice in commissione Lavoro Marialuisa Gnecchi, che prevede – come la proposta di Scelta civica – un contributo di solidarietà “da applicare in modo progressivo sulle pensioni vigenti, a partire dai redditi da pensione 8 volte superiori al trattamento minimo”. Le risorse ricavate dal contributo di solidarietà, da far confluire in un appositi fondi, devono essere utilizzate per introdurre misure di sostegno e di compensazione delle prestazioni pensionistiche delle nuove generazioni. Il contributo, a differenza della proposta di Sc che si basa sulla differenza tra pensione retributiva e contributiva, viene calcolato dal Pd tenendo conto del rapporto con il trattamento minimo (Tm). La proposta prevede ben 17 scaglioni: da un prelievo minimo dello 0,50% per importi da 8 a 10 superiori il tm, fino al massimo prelievo del 15% per i trattamenti 80 volte superiori il tm. La proposta prova anche a ricalcolare, in via sperimentale e per un periodo di cinque anni, l’aliquota di rivalutazione definita annualmente dall’Istat e stabilita in relazione al rapporto del reddito da pensione con il tm; oltre a delegare il Governo ad emanare una legge sui trattamenti pensionistici per le nuove generazioni.

Da Sel l’addizionale Irpef su redditi oltre 90mila euro. Completamente diversa l’impostazione di Sinistra ecologia e libertà, a prima firma Giorgio Airaudo, che ha firmato anche uno dei due emendamenti soppressivi passato ieri in commissione. La proposta di Sel istituisce presso l’Inps un fondo finanziato per cinque anni con il ricorso a un’addizionale Irpef “progressiva a carico dei redditi di lavoro e di pensione di importo superiore a 90.000 euro”, da destinare ad interventi “a favore degli iscritti alla Gestione separata dell’Inps, in particolare per i periodi di mancato lavoro, e di migliorare le prestazioni a favore dei soggetti la cui pensione è calcolata unicamente con il sistema contributivo”. L’aliquota addizionale proposta è dell’1% sulla parte di reddito eccedente i 90mila euro e fino a 120mila euro lordi annui. L’aliquota viene incrementata progressivamente dello 0,5% ogni 30mila euro in più rispetto il limite precedente (dunque 1,5% fino a 150mila, 2% fino a 180mila, e così via).

Da M5S tetto massimo su pensioni e fino al 2016. La proposta del Movimento 5 Stelle, firmata dal deputato Davide Tripiedi, sembra simile a quella della Lega perché anche questa impone un limite massimo all’erogazione delle pensioni di importo superiore a 5mila euro netti, ma solo per il triennio 2014, 2015 e 2016, “sia sulle pensioni in corso di erogazione sia su quelle che verranno liquidate a far data dall’entrata in vigore della norma. Per il medesimo triennio viene altresì disposto il blocco della rivalutazione delle contribuzioni – si legge nella norma – ai fini della determinazione del montante contributivo individuale” delle cosiddette pensioni d’oro. I risparmi derivanti vengono destinati a misure di perequazione dell’integrazione al trattamenti minimi Inps.