Messora, provo (a fatica) a infilarmi nei suoi panni: eh, ma è roba di tre anni fa, con tutte le prescrizioni di cui ha goduto Berlusconi, dovete fare le pulci solo a me? Messora, mi sfilo (non senza sollievo) dai suoi panni e in fondo mi compiaccio, perché non tre anni fa, ma appena quattro giorni fa, a proposito delle comunicazione grillina, mi era capitato di scrivere così: “Quindi, primo punto: distinguersi. Trovare una propria eleganza politica, non confondersi nella guazza dominante. E poi comunicare bene, meglio, molto meglio, ciò che di buono si fa. Ma questi comunicatori che Grillo ha portato in Parlamento, quel guru dei blogghisti per esempio, ma cosa fanno, cosa comunicano?

Giuro Messora che in quel momento non potevo nemmeno lontanamente immaginare. Scrivevo di “eleganza”, consigliavo di non confondersi, immaginavo una comunicazione nuova. Sull’eleganza, Messora, lei ha spaccato. Chapeau. Con un tweet all’ora delle streghe alla Boldrini ha posizionato il movimento a tremila anni fa. Poi le scuse affannose, dopo una serie di tweet che ancora non volevano rendersi conto. Poteva bastare quello, dopo la prodezza dello zio Beppe che aveva aperto le danze con la storia della Boldrini in macchina. Era più che sufficiente per questa legislatura e anche per la prossima.

Ma lei lo sa, Messora, com’è la Rete. Implacabile. Si ricorda quel povero Luciani, mega direttore Telecom, che in una convention se n’era uscito di fronte ai dipendenti che “Napoleone a Waterloo fece il suo capolavoro”.

Bene, Telecom si diede pena nelle ore, nei giorni successivi, di mondare il tutto, tentò di far sparire la prova, quel maledettissimo filmato, la pistola fumante. Pareva avercela fatta, noi assatanati della bufala stavamo come pazzi in cerca del corpo del reato, poi, come per miracolo, riapparve. E oggi lo abbiamo di nuovo agli atti.

Raccontano che anche lei in queste ore, Messora, abbia sbianchettato qualcosa di poco onorevole. Ma non uno sfondone della storia, no, ché quello sarebbe passato via come niente. Un post sul suo blog del luglio di tre anni fa dal titolo “Ho fatto una cosetta a tre con la Carfagna, la Gelmini e la Prestigiacomo“, oggi opportunamente rimodulato in “La Carfagna, la Gelmini e la Prestigiacomo”, in cui l’esprit de finesse la portava a immaginare “punizioni” sexcorporali per le medesime, inevitabile contrappasso per ciò che di cattivo avevano fatto al governo.

Che fare, adesso, Messora. Il gentiluomo che è in lei si sarà interrogato. Si starà interrogando. Perché qui il problema non è neanche più la contrapposizione aspra tra il Movimento 5 Stelle e la casta, che ha portato a oscene interpretazioni del conflitto, come tutti sappiamo. No, non c’è neanche l’ombrello protettivo del Movimento, dello zio Beppe, di tutti gli aficionados (anche se cominciavano a mancare, Messora).

Qui evidentemente c’è una considerazione della donna che risponde a dei canoni precisi. Veda lei, Messora, cosa è opportuno fare.