Il supporto ai gay e alle lesbiche di Londra e il divieto della propaganda di “cure” contro l’omosessualità? Il tutto avvenne per tornaconto politico. Questo è quanto adombra l’Alta corte britannica, la quale ha annunciato che inizierà presto a indagare sul sindaco della capitale, Boris Johnson. Era la primavera del 2012 e a Londra si stavano per tenere le elezioni comunali, con Boris che correva per un secondo mandato, poi guadagnato con ampio successo. Ma una cosa fece Boris “il biondo” in quei giorni, qualcosa che ora ha attirato l’attenzione dei giudici dell’Alta corte.

Un gruppo cristiano aveva lanciato una campagna pubblicitaria sulle fiancate dei tipici autobus rossi londinesi a due piani, una serie di cartelli in cui si propagandava l’efficacia di una “cura” contro l’omosessualità. Johnson dopo qualche giorno bandì la campagna, in qualità di capo della società dei trasporti londinese, dicendo che fosse “offensiva” nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali del Regno Unito. Ora, appunto, il sospetto di una mossa studiata a tavolino per un tornaconto politico e di un “uso improprio dei poteri”. Sospetto, dice la corte, rafforzato dalla partecipazione del sindaco, alcuni giorni dopo, ad alcune manifestazioni di omosessuali nella capitale. E, a quanto pare, anche da una telefonata giunta al Guardian, quotidiano di sinistra, da qualcuno dello staff del sindaco. Una telefonata che segnalava la mossa di Johnson e che, secondo le accuse, aveva un obiettivo: migliorare l’immagine dell’ex giornalista e commentatore ora alla guida di una delle città più grandi del mondo.

Eppure, nella sua pronuncia, la corte è stata chiara: “Nel caso il divieto dovesse essere cancellato, si suggerisce alla società di trasporti di diramarne subito un altro, in quanto queste pubblicità potrebbero causare problemi di ordine pubblico”. Le inserzioni recitavano: “Non gay! Ex gay, post-gay e orgoglioso. Fattene una ragione!”. Slogan che parafrasava una famosa frase di Stonewall – una sorta di Arcigay britannica – che da anni fa girare gli attivisti con indosso delle magliette colorate con una scritta molto chiara: “Alcune persone sono gay. Fattene una ragione!”. Così, scrive la stampa britannica, ora il sindaco potrebbe essere chiamato a comparire davanti all’Alta corte, anche in seguito a un ricorso dell’associazione cristiana in questione, la Core issues trust. Lord Dyson, uno dei giudici più importanti in Inghilterra e Galles, durante la pronuncia ha chiaramente fatto un legame fra la mossa del sindaco e le imminenti elezioni. E ha parlato anche della telefonata al Guardian, sempre per “motivi impropri”.

Le “cure” contro l’omosessualità sono diffuse un po’ in tutto il mondo occidentale e non solo. Più volte giudicate “inutili” e “dannose” dalle comunità di medici e psicologi, sono anche al centro di battaglie comunicative e legali da parte del mondo delle associazioni di gay e lesbiche. Più volte le controverse terapie sono finite sui giornali e ilfattoquotidiano.it un po’ di tempo fa riuscì a contattare una chiesa americana che prometteva di guarire le persone GLBT dall’omosessualità grazie all’uso dei cavalli e all’ippoterapia. Ora, appunto, per il sindaco Johnson si prospettano nuove grane con tutte quelle associazioni cristiane che, anche nel Regno Unito, propongono cure “riabilitative”, anche se il movimento degli psicologi britannici ha recentemente proposto al governo di vietarle per legge. Il sindaco, tramite un suo portavoce, ha fatto sapere: “Ero d’accordo con il divieto ai quei tempi e continuerò a supportarlo. Le pubblicità che violano il regolamento e che causano danni diffusi alla popolazione vanno vietate. E quelle inserzioni sicuramente lo facevano”.