Una rubrica che per alcune settimane parli di regole è una sfida. Perché oggi parlare di legalità è difficile. Troppi sono i cattivi esempi che si ispirano a “filosofie” del tipo così fan tutti, non vale la pena scaldarsi… “Filosofie” alimentate dalla constatazione che nel nostro Paese chi sbaglia non paga, soprattutto se conta o ci sa fare. Come prova l’abbondanza di condoni anche tombali, prescrizioni facili, indulti esagerati, scudi fiscali e leggi mirate su interessi particolari (egoistici) invece che generali. Di qui scenari cupi: il diffondersi dell’idea tutta italiana di una giustizia à la carte valida per gli altri e mai per sé; uno scempio quotidiano di diritti e legalità; un processo farraginoso e incomprensibile, con costi e tempi che generano sfiducia; un crescente rifiuto della giurisdizione, caposaldo – fin dal ’94 – dell’azione politica berlusconiana, poi rovinosamente utilizzato pure da altri settori. Si tende a far apparire poco moderno, non al passo coi tempi, chi si ostina a parlare di legalità e di regole. Nasce così la pretesa di indulgenza per se stessi e di severità solo per gli altri. E qualunque occasione (ormai persino quelle istituzionali) è buona per scavalcare senza riguardi coloro con cui non c’è feeling, arrivando a sgomitare, scalciare e vomitare beceri insulti. Di qui una pratica diffusa di arroganza, prepotenza e violenza che costituisce una potente rampa di lancio per le tante furbizie e illegalità che infestano il nostro Paese.

Ma se l’Italia delle regole fatica, si aprono sempre più spazi all’Italia dei sedicenti furbi, di coloro che le regole – a partire dal pagamento dei giusti tributi – fan di tutto per dribblarle lasciandone agli altri ( meno furbi…) l’onere; o all’Italia degli affaristi, che le regole le liquidano come un fastidioso ostacolo al pieno dispiegarsi delle loro attività; o all’Italia degli impuniti, che le regole le violano programmaticamente pretendendo poi che nessuno ne chieda conto e ragione. 

Ma attenzione: se l’Italia delle regole soccombe, si innesca una spirale perversa e alla fine potremmo ritrovarci tutti sotto un cumulo di macerie, perché senza regole prima o poi si va tutti a sbattere. Tutti.

Dunque, legalità e giustizia non attraversano un buon momento, nel nostro Paese. E tuttavia è necessario che di legalità si continui a parlare, senza concedersi il lusso del silenzio. Perché è evidente che senza giustizia deperisce la qualità stessa della convivenza. Per usare una metafora sportiva, senza regole non c’è partita o la partita è truccata. E a vincere sono sempre i “soliti”, quelli che senza regole ingrassano perché vivono di tracotanza, prevaricazione, sopraffazione e sfruttamento. E più le regole restano inosservate meglio funzionano i loro privilegi, con grave pregiudizio per l’uguaglianza e per i diritti degli altri.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 3 febbraio 2014 

(Foto Lapresse)