La patologia in questione è abbastanza seria, tanto seria che esiste un test elaborato dall’Università di Milano per capire se si è o meno meteoropatici. L’aneddoto, invece, è legato a quello che diventerà un grande editore, Carlo Caracciolo, e suo cognato, da lì a breve re senza corona dell’Italia e di quella che fu la Fiat, Gianni Agnelli. Raccontò Caracciolo in un libro di memorie scritto prima di morire con Nello Ajello: “Gianni era meteoropatico. Un giorno di un secolo fa mi telefona, mi invita a colazione a Torino. Era inverno, l’inverno torinese. Così all’alba mi trascina su piccolo aereo, destinazione Costa Azzurra. Ma era cattivo tempo. Agnelli ordina al pilota di andare a Malta, dove forse c’è il sole. Ma anche lì piove. Nuovo cambiamento di rotta. Questa volta la destinazione è Roma. Dove Gianni trascina Carlo a fare un bagno nelle Acque Albulei”.

I due amici e parenti passano la notte a Roma, in casa Agnelli, in via XXIV maggio, di fronte al Quirinale. E l’indomani mattina, ancora all’alba, ripartono per Malta, dove il tempo dovrebbe essersi ristabilito. Niente da fare. Ritorno in Costa Azzurra, cielo grigio. Agnelli dice a Caracciolo che è meglio spostarsi a Parigi. Il principe Caracciolo lo invita alla calma, Agnelli lo pianta lì da solo. Pochi possono avere infinite possibilità economiche e tempo libero per permettersi una vita così. E spesso non basterebbero. Così dalla meteoropatia, di cui Agnelli soffriva e dalla quale fuggiva a bordo di aerei privati, con strascichi fisici non indifferenti, noi gente comune dobbiamo in qualche modo guarire. Nei casi più gravi è difficile anche alzarsi dal letto. Un test rivela la patologia, la cura è più complessa. Ne sono colpite 5 persone su cento. Molte. C’è chi suggerisce cure termali, con alternanza di acqua calda e fredda, agopuntura, omeopatia o fitoterapia. Nei casi più gravi – che si manifestano sotto forme di depressione – non restano che gli psicofarmaci.

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Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 3 febbraio 2014