Brutta faccenda questa degli insulti sessisti alla Boldrini per almeno due motivi. Primo, perché non è ammissibile che, per esercitare una critica, si faccia ricorso a tecniche come quelle usate da Grillo nei confronti della Boldrini. Secondo, perché questa scelta gravemente sbagliata ha dato modo di alzare un grande polverone, facendo passare in secondo piano questioni di grande importanza sulle quali si gioca l’avvenire della nostra democrazia.

Quanto è accaduto alla Camera l’altro giorno è un fatto gravissimo, che la dice lunga su quelle che sono le vere prospettive e i reali intendimenti della pattuglia antidemocratica che fa perno sulle attuali leadership di Pd e Pdl, con cespugli e cespuglietti vari annessi. Alcuni elementi di fondo vanno chiaramente identificati e denunciati.

1. Si uniscono in un unico decreto-legge due questioni chiaramente molto diverse ed eterogenee quali l’Imu da una parte e il rifinanziamento della Banca d’Italia che comporta miliardi in dono per le banche dall’altra. L’intenzione è palesemente ricattatoria, condizionare al discutibile provvedimento relativo all’istituto di emissione con l’abolizione (anch’essa peraltro molto discutibile) della tassa, in modo da poter dire ai cittadini: se dovete pagare la tassa è colpa di chi non ha approvato il decreto. Violando con ciò un elementare principio di tecnica legislativa e di trasparenza politica sulla necessità del cui rispetto perfino Napolitano aveva di recente attirato l’attenzione. E riaffermando, nel merito, la politica dell’esenzione fiscale per i patrimoni e dei regali alle banche. In perfetta linea di continuità tra autoritarismo politico e conservatorismo sociale.

2. Si decapita il dibattito in aula comprimendo in modo inammissibile il diritto alla libera espressione del pensiero dei deputati del Movimento Cinque Stelle ricorrendo alla cosiddetta ghigliottina prevista dai regolamenti parlamentari “riformati”. La stessa logica antidemocratica che pervade la proposta di legge elettorale partorita da Renzi e Berlusconi. Deputati che dissentano se possibile non vanno proprio eletti. Se invece alla fine sono eletti stiano zitti e non si oppongano.

3. Molto discutibile risulta la funzione assolta in questa circostanza da Laura Boldrini. La quale, ignorando episodi gravi, come lo schiaffo a una deputata del Movimento Cinque Stelle da parte di un questore di Scelta Civica, ha operato, in seguito, una vera e propria scomunica di tale Movimento, definendolo eversivo

Bisogna quindi esprimere solidarietà personale alla Boldrini per gli insulti e gli attacchi sessisti. Ma ciò non può certo impedirci di sottolineare come la stessa sia venuta meno al suo ruolo istituzionale di garanzia.

Grave inadeguatezza che, in questo difficile momento di transizione della politica italiana, ella condivide con la prima carica dello Stato. Non credo che vi siano gli estremi giuridici per un impeachment di Napolitano e condivido le osservazioni formulate al riguardo da Gaetano Azzariti qualche giorno fa su il Manifesto. Tuttavia occorre considerare come la proposta di impeachment tenda a colmare un vuoto istituzionale che consiste nell’impossibilità di intervenire sull’elezione e la revoca del presidente della Repubblica che negli ultimi tempi, e specialmente con Napolitano, ha abbandonato la sua caratteristica di neutralità politica e garante della Costituzione, per esercitare un ruolo sempre più apertamente di indirizzo politico. 

In conclusione Boldrini e Napolitano, eletti entrambi da un Parlamento a sua volta eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale, dovrebbero, se dotati di sensibilità politica e istituzionale, dimettersi entrambi. Per tornare alle urne sulla base di una legge elettorale democratica come quella disegnata dalla Corte costituzionale con l’amputazione delle parti costituzionalmente illegittime del Porcellum. Ogni altra soluzione rappresenta oggi, come si vede anche dall’invelenirsi della lotta politica, una scelta grave ed autoritaria, possibile  foriera di nuove drammatiche involuzioni della democrazia italiana.