Le sentenze si rispettano, le interviste no. È gravissimo, anzi inaccettabile, che il presidente Nencini abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva”. 

“Ci chiediamo innanzitutto – affermano Bongiorno e Maori – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto. In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare – sottolineano i due difensori -, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Nei prossimi giorni valuteremo le iniziative da intraprendere”. I giudici di Firenze hanno condannato la Knox a 28 anni e 6 mesi e Sollecito a 25. La Cassazione, lo scorso marzo, aveva annullato il verdetto di secondo grado emesso a Perugia e ordinato un nuovo processo. Per gli avvocati Maori e Bongiorno “la moda delle interviste sulle camere di consiglio scredita l’intera magistratura, ma rilasciare un’intervista dopo una sentenza di condanna è semplicemente inammissibile”.

Al quotidiano di via Solferino il magistrato ha spiegato che la corte d’Assise d’appello di Firenze motiverà “in maniera approfondita” perché nel processo Meredith non ha separato le posizioni di Amanda e di Raffaele, come aveva chiesto la difesa di quest’ultimo: “In ogni caso Sollecito ha deciso di non farsi mai interrogare nel processo”. Alla domanda se questo abbia influito sulla scelta di condannarlo, Nencini risponde: “È un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce. Lui si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contraddittorio”.

Quanto al movente del delitto, il magistrato sottolinea che la Corte ha “una convinzione e la espliciteremo nella sentenza. Al momento posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui”. Si è trattato – secondo il parere espresso da Nencini al Corsera – di “una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze e su questo abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole che sarà la parte più discutibile”. Nessun commento all’intervista da parte dei difensori di Amanda Knox: “Mai come in questo caso il silenzio è d’oro” si è limitato a dire l’avvocato Luciano Ghirga.

I legali della famiglia di Meredith Kercher vanno all’attacco su un’altra questione: ”Penso che indipendentemente dal luogo dove è stato rintracciato è evidente che Raffaele Sollecito non fosse a Firenze” dice l’avvocato Francesco Maresca commentando il fatto che l’imputato sia stato rintracciato ieri mattina vicino al confine austriaco. “Se voleva attendere la sentenza o era in aula o nella sua abitazione. Qualunque altro posto è indice di valutazione diversa, come quello di volersi dare alla fuga”.