Sei giorni di ricerche serrate, giovedì la svolta, con l’individuazione degli autori del furto, tre ragazzi denunciati a piede libero, e venerdì il ritrovamento, in più fasi, di tutta la reliquia trafugata dal santuario di San Pietro della Ienca alle falde del Gran Sasso: il tessuto intriso del sangue di papa Wojtyla, tolto dalla teca di metallo, era stato strappato e abbandonato dai ladri, che non ne avevano capito il valore, in un garage. In serata la Polizia ha trovato in casa di uno dei giovani i filamenti di seta dorata che sostenevano nella teca, con una cucitura, il sacro resto. Il cerchio si chiude. “Un miracolo ritrovare tutto” commentano gli investigatori. “Siamo pentiti. Non pensavamo di combinare una cosa così. Chiederemo scusa al parroco” dice uno dei tre.

Ora la Polizia Scientifica si mette a disposizione per ricomporre definitivamente la reliquia e attende una risposta dall’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, che la prende in consegna. Il frammento è stato ricostruito in mattinata dal vescovo ausiliario dell’Aquila, Giovanni D’Ercole. Da fonti della curia si apprende che la reliquia, però, potrebbe non tornare alla Ienca, nel santuario in quell’area della montagna tanto cara a Giovanni Paolo II. La Chiesa aquilana potrebbe chiedere una nuova reliquia alla Postulazione della causa di canonizzazione del pontefice che sarà proclamato Santo il 27 aprile. Reliquia ricomposta o nuova potranno comunque essere accolte nella chiesetta solo dopo l’installazione di sistemi di sicurezza: attualmente il suggestivo luogo sacro, infatti, è totalmente incustodito.

Le indagini sul furto, avvenuto nella notte tra sabato e domenica, erano state avviate domenica stessa dai carabinieri, lunedì mattina impegnati con 50 uomini in una battuta nell’area circostante il santuario. Giovedì mattina sono stati gli agenti della Polizia a individuare e fermare i tre ladri e a ritrovare, nei pressi della basilica di Collemaggio all’Aquila, con la collaborazione degli stessi giovani, la parte metallica della reliquia, che loro pensavano di rivendere. “Per questi tre ragazzi c’è il perdono di Giovanni Paolo II e da parte nostra” ha detto D’Ercole nella conferenza stampa convocata dal questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi.

Ed è stato quest’ultimo a parlare di “un atto criminoso che era anche un sacrilegio”. Il pm titolare dell’inchiesta, David Mancini, ha espresso soddisfazione per l’esito delle indagini, condotte “in grande sinergia tra Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri, perché hanno fatto luce su un reato che ha colpito il sentimento intimo dei cittadini, così legati alla memoria di papa Wojtyla”. Per il dirigente della Squadra Mobile, Maurilio Grasso, “è stato un miracolo ritrovare tutto; d’altra parte don Luigi aveva detto ‘vedrete che il papa si farà trovare’ e così è stato”. “Speriamo che la ricostruzione della reliquia spezzettata – ha dichiarato D’Ercole – sia un segno per la ricostruzione della città in frantumi dopo il terremoto del 6 aprile 2009”.