Perché dal 1 febbraio 19 bambini disabili che seguono terapie riabilitative complesse (oltre 40 in lista di attesa), 45 adulti residenti gravissimi, gli ambulatori degli ammalati di Parkinson del Cem (Centro educazione motoria) di Roma vedranno interrompere la loro assistenza?

La risposta è piuttosto semplice: per la inadeguatezza dei soggetti responsabili.

Se non fosse così il protocollo stipulato in estate tra la Regione Lazio, la Azienda sanitaria Roma D e la Croce Rossa italiana, originario gestore del Cem, non sarebbe stato cancellato.

Infatti il 18 dicembre del 2013 in una riunione congiunta “per la verifica dei livelli essenziali di assistenza” della Regione Lazio alla presenza dei rappresentanti del Ministero dell’Economia e del Ministero della Salute viene in modo lapidario sancito che “l’accordo non è validabile e va annullato”.

Mi rammarico di dover usare il linguaggio dei burocrati, ma esso rende talvolta evidente la distanza che in Italia si è venuta a creare tra i bisogni reali della gente e la pubblica amministrazione. Ormai il Cem, le famiglie di tanti disabili, i lavoratori che fino ad oggi hanno prestato servizio sanno che qualcuno li ha presi in giro.

Eppure il sindaco Marino, il presidente della regione Zingaretti, le parlamentari del Pd Biondelli ed Argentin sono stati sempre solleciti ai richiami di tante famiglie che non chiedevano altro di vedere attorno ai loro figli realizzarsi la “presa in carico” che il nostro ordinamento legislativo prevede per ogni disabile grave non autosufficiente.

Chi ha redatto il protocollo poi annullato dovrebbe chiarire se lo ha fatto per buggerare famiglie disperate e lavoratori in ansia per il loro futuro o perché incapace. Oggi noi sappiamo solo che per i bambini e gli adulti disabili del Cem uno Stato indifferente li condanna senza appello.

Ed allora le parole di Woody Allen sembrano descrivere compiutamente questa vicenda: “Purtroppo i nostri politici sono o incompetenti o corrotti. Talvolta tutt’e due nello stesso giorno.”

Stamattina Fabio Masi ha raccolto nel video che segue le testimonianze di due madri, Maria e Sonia, e di due operatori che da domattina non riceveranno più lo stipendio.