Lo hanno fermato verso le 11 di giovedì mattina mentre si trovava in uno studentato di Conpenhagen. L’accusa per Robert Cezarin Tivadar – 27 anni, nato in Romania, la madre residente a Bologna, un titolo di studio in materie turistiche – è quella di essere stato l’assalitore di due ragazze la mattina all’alba dell’11 gennaio 2014 in pieno centro a Bologna. Sarebbe poprio lui la persona ricercata da giorni per la quale gli investigatori avevano anche diffuso un identikit. Gli uomini della squadra mobile di Bologna, coordinati dal pubblico ministero Laura Sola e dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, dopo poche ore erano già sulle sue tracce, ma la cattura è arrivata solo oggi, effettuata dalla polizia danese. Le accuse per lo studente sono gravi: violenza sessuale, lesioni e tentata violenza sessuale.

Secondo la ricostruzione fatta dalla polizia con l’aiuto delle vittime, Robert alle 5:10 di quel sabato mattina avrebbe pedinato una prima ragazza, lungo via Marsala, vicino alla zona universitaria. Qui, una volta giunta al portone l’avrebbe presa alle spalle, immobilizzata, mentre con una mano avrebbe tentato di abbassarle i pantaloni. Poi l’arrivo di una macchina e le urla della ragazza l’avrebbero fatto scappare. Le immagini di una telecamera di sorveglianza lo riprendono mentre segue la sua prima vittima e mentre va via dopo aver fallito il suo primo approccio.

Poco dopo, verso le 5:30 una cameriera di ventuno anni, che ha appena riaccompagnato la cugina e rincasa da sola, percorre la vicina via Rizzoli. Pochi secondi dopo ecco che le immagini ancora delle telecamere di sorveglianza riportano il passaggio di Tivadar dietro quella che sarà la sua seconda vittima. Arrivata in via San Felice alle 5:30 la ragazza, che fa la cameriera, si accorge di essere seguita. Entra nel portone, ma l’inseguitore si infila nel condominio e insegue la giovane fino all’ascensore. Qui, secondo la ricostruzione della vittima, la assale con degli schiaffi, un pugno e infilandole una mano in bocca. Infine riesce a infilargli le mani sotto i pantaloni toccandola nelle parti intime. Poi cerca di baciarla e la butta a terra e solo le grida della madre della 21 enne fanno desistere il violentatore.

È proprio questa seconda vittima a indirizzare il lavoro degli investigatori. Tra loro spicca il fiuto di una poliziotta che comincia a ricostruire i pezzi di quel racconto. La cameriera infatti spiega che il giovane, arrivato a Bologna il 19 dicembre per le vacanze natalizie, da un po’ di giorni prima dell’11 gennaio frequentava i locali della zona universitaria e già poco prima di capodanno aveva provato a importunare sia lei che la cugina. Per questo motivo le due si erano rivolte in quella prima occasione a un buttafuori. Oltre a essere un bel ragazzo, le due cugine ricordavano l’accento inglese del molestatore. Così, tramite Facebook e le testimonianze raccolte tra i giovani della zona, gli investigatori arrivano a Tivadar, un personaggio assolutamente compatibile a quello ripreso dalle telecamere di sorveglianza.

Quando mostrano le foto alla cameriera aggredita lei non ha dubbi: è lui. È quello dell’aggressione ma anche quello che lo aveva molestato nei giorni precedenti. A confermarlo c’è anche la cugina e soprattutto il buttafuori che lo riconosce tra diverse immagini sottoposte dagli investigatori. L’unica a non dare la certezza al 100% è la prima vittima, quella della tentata violenza in via Marsala. O meglio, in Tivadar riconosce l’uomo che la stava seguendo, ma con certezza, non avendo visto che la stava assalendo di spalle, non poteva dire che era lo stesso che aveva tentato violentarla.

Tuttavia per gli investigatori, ma anche per il giudice per le indagini preliminari di Bologna Francesca Zavaglia, ce n’è abbastanza per ordinare l’arresto. Oltre alle ricostruzioni, ai riconoscimenti fotografici, alle telecamere di sorveglianza, all’accento inglese (e Tivadar ha studiato anche a Londra), c’è infatti il telefono cellulare del ragazzo, agganciato in quella zona proprio nelle ore delle aggressioni. Infine ci sono un cappotto e degli stivaletti compatibili con quelli ricordati dalle vittime ritrovate dopo l’arresto nella casa bolognese della madre. Nelle prossime ore Tivadar verrà sentito per un interrogatorio di garanzia. Al giudice danese spetterà il compito di convalidare l’arresto e a quel punto il presunto assalitore potrebbe arrivare a Bologna. E bisognerà capire se, come sospettano gli investigatori, sia lui il responsabile di altre due aggressioni denunciate in quelle ore.