Premetto e prometto che non parlerò di 35% o 38%, di preferenze o uninominale. Vorrei soffermarmi sull’importanza del nome. Proprio in questo si può situare la differenza fra Renzi e Bersani. Il secondo, se avesse potuto, avrebbe proposto una legge elettorale; forse si sarebbe accordato, anche se in segreto, con Berlusconi ma non avrebbe mai pensato di imporre un nome alla sua proposta. Renzi l’ha invece subito battezzata Italicum per evitare che altri potessero coniare un loro nome. Qualcuno ci ha provato con Renzusconi, Bastardellum o Vampirellum ma oramai tutti i giornali lo riconoscevano come Italicum.

Qualcuno ha evocato l’Italicus treno ove nel 1974 venne effettuata una strage. Il nome del treno era la declinazione latina al nominativo mentre per la legge elettorale viene declinato in accusativo. Mi pare che corrisponda alla differenza che in italiano passa fra soggetto e complemento oggetto. ( Es. “L’Italiano è bello” invece che “Noi amiamo l’Italiano”)

Qualcuno penserà: “Ma chi se ne frega del nome!”. Errore! La storia di tanti marchi dalla Coca-Cola alla Apple dimostra come azzeccare un marchio sia fondamentale. Anche nella politica italiana emerge chiaramente l’attrattiva dei marchi Forza Italia e Movimento 5 Stelle rispetto alla debolezza di Scelta Civica o Nuovo Centro Destra.

Lacan, un famoso psicoanalista francese, affermava che l’inconscio è strutturato per larga parte come il linguaggio.
La forza evocativa, nel bene o nel male, di una parola che diviene marchio è fondamentale per fornire forza o debolezza a un progetto o a un’idea.

I lettori quali elementi di energia o fragilità riscontrano nella parola Italicum?

Provo a elencare alcuni aspetti:

Forza: 1. Ricordare la giovinezza in cui si studiava il latino 2. L’idea dell’unità d’Italia 3. L’orgoglio di essere italiani

Fragilità: 1. Un “latinorum” desueto 2. Connotazione provinciale rispetto alla dimensione europea 3. Accostamento all’Italicus che ricorda le stragi di un terribile periodo storico.