Quasi cinquemila posti di lavoro che rischiano di scomparire. Succede a Palermo, dove stamattina i lavoratori del call center Almaviva hanno scioperato in corteo lungo il centro storico della città per protestare contro i vertici dell’azienda che vorrebbero delocalizzare il centro operativo siciliano nell’Europa dell’Est. “Non abbiamo una sede idonea che possa contenerci tutti – spiega Rosalba Vella della Cgil – noi lavoriamo per Alitalia, Wind, Tim o Sky. Adesso vogliono portare il nostro lavoro all’estero, in posti come la Bulgaria, la Romania, l’Albania dove parlano italiano ma il lavoro costa la metà”. Sembrava che Almaviva volesse richiedere in affidamento un bene confiscato alla mafia. Poi però lo stabile è stato assegnato al Comune di Palermo. E adesso i vertici dell’azienda starebbero pensando a delocalizzare le due basi operative, che impiegano 4.500 persone, attiva da un decennio nel capoluogo siciliano. “Ci sono due beni che il Comune è disposto a concedere ad Almaviva con un canone agevolato: stiamo cercando di coinvolgere la Regione e il Comune di Palermo per risolvere il problema”, spiega sempre Vell. “Non possiamo competere con i paesi dell’Est, ma non si possono nenache lasciare senza lavoro cinquemila famiglie”, dice invece Fabio Fidone della Uil. Sulla vicenda dei lavoratori Almaviva è stata anche presentata un’interrogazione alla Camera da parte di Erasmo Palazzotto, parlamentare palermitano di Sinistra Ecologia e Libertà  di Silvia Bellotti e Giuseppe Pipitone

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