Assegni di disoccupazione, integrazione al reddito e aiuti per l’affitto? Sì, ma solo se si è disposti a imparare la matematica, l’inglese e le competenze informatiche di base. Sta facendo discutere nel Regno Unito la proposta del Labour, il principale partito di opposizione, di collegare l’assegnazione dei “benefit” (in generale vengono così chiamati gli aiuti di Stato) alla formazione per chi, bisognoso di sostegno, non abbia le competenze minime.

Il ministro ombra per il Lavoro e le pensioni, Rachel Reeves, intervenendo a un convegno è stata chiara: “Il Regno Unito ha bisogno di persone competenti. Tante non hanno le conoscenze minime per affrontare il mercato del lavoro”. E, contattato da ilfattoquotidiano.it, l’ufficio della parlamentare laburista conferma: “Se verremo eletti applicheremo questa riforma. I livelli di conoscenza di inglese e matematica fra chi cerca lavoro sono a dir poco sorprendenti. Carenze che obbligano le persone in un circolo vizioso di lavoro sottopagato e di benefit. Uno su dieci di chi chiede l’assegno di disoccupazione non ha le conoscenze di base della nostra lingua e più di uno su dieci non ha competenze matematiche. Ma, ancora più sorprendente, circa la metà non riesce nemmeno a mandare un’e-mail, cosa incredibile, visto che è così che ormai oggi si cerca lavoro”.

Secondo l’ufficio di Reeves, al momento nel Regno Unito ben cinque milioni di persone vengono pagate meno della “living wage”, la soglia minima di reddito indicata come sufficiente per una vita dignitosa (che è diversa dalla “minimum wage”, la paga minima oraria di Stato obbligatoria per il datore di lavoro). Uno studio dell’Institute for public policy research, un think tank molto influente a Londra e dintorni, riporta che questo esercito di persone con un reddito non adeguato costa allo Stato più di 2,2 di sterline all’anno (quasi 2,7 miliardi di euro) in extra spesa sociale e in mancati introiti di tasse e contributi previdenziali. Nel suo discorso durante il convegno, Reeves ha detto: “La crescente insicurezza fa in modo che per le persone sia sempre più difficile accendere un mutuo o risparmiare per una pensione, tutti fattori che premono incredibilmente sul nostro sistema di welfare”.

Rimane tuttavia lo stupore, nella base laburista e nella parte del partito più a sinistra, per un gruppo dirigente che segue sempre di più il partito conservatore. La proposta di corsi di formazione obbligatoria era infatti arrivata anche dai Tory non molto tempo fa, anche se con una differenza sostanziale. Secondo il governo – e la proposta era stata accettata anche dai liberaldemocratici in coalizione – la formazione sarebbe stata obbligatoria solo dopo tre anni di benefit. Al contrario il partito laburista, ora, rilancia con l’idea di una istruzione obbligatoria, in caso di necessità, subito dopo un veloce test sulle capacità e le competenze da effettuare al momento della richiesta di aiuto. “Sappiamo che ci sono persone che hanno bisogno continuo di sostegno, come le persone malate o disabili. Però tutti coloro che sono in grado di lavorare devono essere messi nelle condizioni di farlo al meglio”, ha aggiunto Reeves. Tutto questo in un Paese dove, sempre secondo le stime fornite dall’Ippr, al momento un milione e mezzo di lavoratori ha un contratto part time e non riesce a trovare un’occupazione a tempo pieno, pur cercandola.