Si dice che la memoria si mantenga viva a forza di raccontare di quel che è stato. Si dice che il racconto più forte sia quello fatto dalla viva voce di chi ha vissuto ed è in grado di restituire le proprie sensazioni, le proprie emozioni, i fatti nudi e crudi come li si viveva ogni giorno.

I testimoni dei grandi avvenimenti del passato sono sempre meno; è sempre più raro – per ovvio scorrere del tempo e naturale corso della vita – avere la possibilità di ascoltare dalla voce diretta dei protagonisti il racconto di un avvenimento come l’Olocausto che si ricorda in questi giorni.

Io ho incontrato Leib Leizon, un bambino polacco che ha vissuto con la sua famiglia nel ghetto di Cracovia ed è stato rinchiuso nel campo di Plaszów. Ho ascoltato il racconto dei giorni della persecuzione nazista vista dai suoi occhi di bambino; ho fatto silenzio con lui nel nascondiglio sotto le travi del tetto; ho pianto la perdita di fratelli messi su un treno e mai più tornati; sono stata in bilico su una cassa di legno, in punta di piedi accanto a quel bambino troppo piccolo per raggiungere i comandi del macchinario a cui lavorava. E ho visto sfilare davanti a me una galleria di modalità di resistenza con cui si cercava di mantenersi in vita: sperando; frequentando la scuola nascosta tra gli alloggi del ghetto; imparando ad andare in bicicletta; allestendo commedie tra le macerie; conservando la dignità anche solo nel suono del proprio nome; innamorandosi. E ho incontrato gli occhi di Oskar Schindler: Leib è infatti il più piccolo degli ebrei della lista Schindler, salvatosi e emigrato a vent’anni negli Stati Uniti dove ha cambiato il suo nome in Leon Leyson e ha taciuto a tutti, tranne alla moglie, la propria storia fino all’uscita del film di Spielberg.

Da allora Leon ha raccontato la sua storia in pubblico centinaia di volte, specialmente ai ragazzi. È morto all’inizio dello scorso anno, ma io l’ho incontrato in un libro che riprende il suo racconto in prima persone e restituisce la viva voce del testimone bambino e dell’adulto che ha conservato dentro di sé ogni singolo momento nei gesti dell’uomo che è diventato. Un libro – Il bambino di Schindler, in libreria da pochi giorni per Mondadori nella collana Contemporanea – perfetto per essere letto ad alta voce, per essere condiviso, prestando a Leon la voce per ricordare ancora.

di Caterina Ramonda