Mi sono interrogata a lungo se scrivere un post per la Giornata della Memoria. Troppe volte assistiamo ad interventi nati per il semplice motivo di dare visibilità all’interveniente, carichi di retorica, ma a somma zero dal punto di vista dei contenuti. Ho ritenuto, alla fine, di scrivere, perché credo che questa non sia una Giornata della Memoria come tante altre.

L’Europa di oggi è diversa da quella di quattro o cinque anni fa, un continente più povero e in difficoltà nell’affrontare le sfide poste dalle economie emergenti dell’Asia e del Sud America. Il disagio e il malessere sociali, che hanno colpito il nostro (ed altri paesi), hanno minato molte sicurezze che avevamo fin non molto tempo fa e hanno creato un terreno fertile per movimenti reazionari e populisti. Oggi, in tutta Europa, si stanno risvegliando ideologie ultra-nazionaliste e xenofobe che poggiano su un terreno fertilizzato dal comune sentimento del “prima gli Italiani”, “prima i Greci, i Tedeschi, i Franesi, etc…”. Se fino a pochi anni fa, questi movimenti erano confinati ad una minoranza, oggi sono molto forti. Basti pensare ad Alba Dorata in Grecia, al Front National in Francia e alla forza che tutti i partiti anti-europei hanno assunto nei diversi paesi. Il caso più eclatante, in Ungheria, è quello del primo ministro Victor Orban, esplicitamente antisemita. Nel cuore dell’Unione Europea c’è già un paese in cui sono a rischio democrazia e diritti civili.

Questa giornata, dunque, non può passare come semplice rito di espiazione civile di un peccato del passato. Dev’essere invece punto di partenza per una riflessione sul futuro italiano ed europeo. Dove stiamo andando? Quali sono i rischi che si nascondono dietro al “prima noi”, alla sistematica rivalutazione dei regimi fascisti e nazisti (ma anche comunisti nell’Europa orientale), alle spinte centrifughe dei paesi periferici dell’Unione e a quelle delle economie maggiori verso un’Europa in cui domina la legge del più forte?

Credo siano domande che ognuno di noi dovrebbe porsi. Dalle risposte che ci daremo su questi punti, dipenderà non solo il come usciremo da questa crisi, ma anche il chi saremo, una volta usciti. Le cause che sono dietro al successo dei movimenti reazionari vanno studiate e comprese con spirito “laico”, ma all’antisemitismo, al razzismo o agli anti-democratici, non va lasciato un centimetro. Mi auguro che, veramente, questa giornata della memoria 2014, serva a porre le basi per un futuro diverso. Sarebbe un bel giorno, se i molti movimenti italiani, finora ambigui su queste tematiche, uscissero allo scoperto e, anche a costo di qualche voto, si dichiarassero, senza se e senza ma, antirazzisti, antifascisti e pronti a difendere i valori democratici.