“Se uno teme il Fisco solo perché compra un’opera d’arte, allora è meglio che alla mia galleria neppure si avvicini”. Stefano Contini è uno dei principali venditori di sculture e quadri in Italia. Le sue sedi a Venezia e a Cortina d’Ampezzo sono piene di quadri degli autori contemporanei più famosi: Filippo De Pisis, Fernando Botero, Giorgio Morandi, Robert Indiana solo per citare alcuni nomi. Proprio le sculture di Indiana, l’ultimo artista vivente della Pop Art, sono i pezzi forti di Contini nel suo stand all’Artefiera di Bologna, la più importante fiera del settore in Italia: “Questa costa 150mila euro e qualcosa del genere l’ho pure venduto questi giorni”. Il rischio, per chi compra una delle sue opere d’arte, è che subito si accendano i radar della Guardia di finanza, un po’ come succede per le macchine di lusso. “Se uno fa le cose per bene non deve avere paura del fisco”, ribadisce il gallerista. Certo lui come altri galleristi una richiesta ce l’avrebbe: “La deduzione fiscale, come avviene in America dove è un concetto ormai antico e radicato. Lì si può scaricare l’acquisto di opere d’arte, così come le donazioni che si fanno nei musei. Inoltre l’Iva non dovrebbe più essere al 22%, come per i beni di lusso, ma andrebbe parificata con le aliquote Iva degli altri Paesi. Diversamente noi saremmo penalizzati”. 

Tra gli stand dell’expo bolognese, che ha visto almeno 40mila ingressi nei quattro giorni di apertura, in aumento rispetto al 2013, non è difficile imbattersi in compratori venuti anche dall’estero per assicurarsi una tela. C’è chi giura peraltro di aver visto anche Vittorio Sgarbi andar via con due quadri spendendo 20mila euro. Un anonimo appassionato si sarebbe invece assicurato due Morandi per 3 milioni di euro. Nessuno però vuole raccontare troppo delle proprie compere. “Stavamo solo guardando, non volevamo comprare”, spiegano due giovani appena comprendono di parlare con dei giornalisti. Poco prima davanti a un dipinto si parlava di 120mila euro. “Sotto il profilo fiscale non converrebbe comprare opere d’arte”, spiega il gallerista di Chiari, Eduardo Caputo. “Chi compra arte non ha nessun beneficio, anzi ha lo svantaggio di mettersi in mostra. Si finisce sotto la lente di ingrandimento del fisco”. Ma il nero? “C’è anche tra gli idraulici se è per quello”, spiega Caputo. “Qui da noi se vogliono comprare faccio fattura, aspetto il bonifico e, una volta che i soldi arrivano, si consegna. Ma siamo in Italia e ci sono i furbi. Certo,– ribadisce anche Caputo – se anche in Italia si potessero scaricare le opere d’arte nella dichiarazione dei redditi sarebbe un grande passo in avanti”.

Ad ogni modo, fisco o non fisco, l’edizione di Artefiera del 2014 sembra indicare una svolta nel mondo dell’arte: “Cominciamo a vedere la luce dopo un periodo di buio a causa della crisi economica”, spiega a ilfattoquotidiano.it Annamaria Gambuzzi, presidente dell’Associazione nazionale delle gallerie d’arte moderna e contemporanea. “Questa edizione di Artefiera ci fa pensare in positivo. Siamo ottimisti anche sul mercato italiano, mentre fuori dall’Italia la crisi era finita da un pezzo”. Già, la crisi. Secondo Stefano Contini, nel suo settore ha cambiato il target dei clienti. “Prima della crisi tutti compravano. Ora la depressione economica si sente a tutti i livelli: chi compra è il collezionista vero che non si compra la macchina, ma si compra l’oggetto d’arte. In un momento come questo l’arte è ancora qualcosa che mette gioia e fa compagnia, alimenta lo spirito. Quindi in un certo modo noi usciamo da tutti i canoni dell’economia generale” dice poggiato sul piedistallo di uno dei suoi tanti Botero esposti a Bologna.

Artefiera dal 24 al 27 gennaio ha visto 172 gallerie presenti nei saloni della fiera di Bologna, con una crescita del 27% rispetto al 2013. Oltre duemila le opere esposte al pubblico firmate da più di 1.100 artisti. Un balzo in avanti dovuto anche alla novità delle esposizioni dedicate alla seconda metà dell’Ottocento e alla fotografia. Sono state inoltre allestite 10 gallerie sull’Est europeo e una sezione sulla Cina e sabato 25 gennaio il centro di Bologna è diventato una grande galleria a cielo aperto con la Art White Night, la notte bianca dell’arte.

di David Marceddu