Analisi molto severe e preoccupate della situazione sociale ed economica, sfide quasi sovraumane di mettere in moto per via politica e ideale un’uscita equo-sostenibile dalla crisi a livello europeo e nazionale, e intanto di far vivere una presenza politica tra Pd  e 5 stelle. Il congresso di Sel a Riccione si accinge a concludersi con un’ipotesi di lavoro che sembra una quadratura del cerchio: tentare di fermare la morsa dell’Italicum e prepararsi alle europee (dove c’è lo sbarramento del 4%) raccogliendo  la proposta di sostenere Tsipras – il 39enne leader della sinistra greca – ma senza sciogliersi  in una lista civica anti-politici né in una riedizione della Sinistra Arcobaleno (il cartello del 2008 con Rifondazione, Pdci, Sd, Verdi). 

Detta così sembra un’ipotesi un po’ improbabile, o addirittura il modo per rinviare l’inevitabile conta e divisione tra chi preferirebbe restare nell’orbita del Pd anche senza quorum e chi punta a una sinistra alternativa a costo che sia solo di testimonianza. Vista e vissuta da dentro, in questo sabato in cui si sono alternati al podio brillanti colti e appassionati oratori, l’impresa sembra invece possibile: le differenze interne a Sel non sono forti, i rapporti sembrano buoni, nessuno vuole confluire nel Pd, nessuno vuole viceversa rompere le alleanze di centrosinistra quando sono tali, ci si ascolta, c’è poco corridoio, molta voglia di parlare anche di società, di economia, di diritti e non solo della tattica politica necessaria a sopravvivere.

Tra gli interventi degli esterni il super applaudito Maurizio Landini in modo implicito e la responsabile internazionale dell’Arci Bolini in modo più che esplicito appoggiano l’operazione Tsipras intesa come riforma in senso sociale dell’Europa, inversione di rotta dell’austerità merkeliana (il segretario del Psi Nencini invece chiede a Sel di fare liste comuni alle europee per Martin Shultz contro l’ipotesi – a suo dire – che Hollande lanci la Lagarde come presidente della Commissione).

Non si esclude la possibilità che l’accordo Renzi-Berlusconi affondi, magari sulle questioni delle preferenze o del conflitto d’interessi. Se si andasse alle elezioni col proporzionale derivato dalla sentenza della Corte, amen. Sel andrebbe da sola, senza il problema della coalizione preventiva col Pd, a tentare di prendere il 4% (tale è lo sbarramento in vigore dopo la sentenza della Corte) alla Camera, mentre l’8% al Senato sarebbe una chimera.

Il programma fondamentale – corroborato dall’influenza di Landini – è quello di reperire con la tassazione delle rendite finanziarie, la lotta all’evasione fiscale, lo stop alle grandi opere e alle spese militari, la legalizzazione e tassazione della marijuana, e soprattutto l’auspicata svolta europea, le risorse per un piano straordinario del lavoro utile e ambientale e per il reddito minimo garantito. Più carenti ed episodici i riferimenti concreti alla riconversione ecologica (ma nella politica italiana è sempre così).

Resta il problema che dicevo di come conciliare l’orgoglio e l’esperienza di Sel con la necessità di una lista che comprenda e rappresenti un “cantiere” più ampio. Sarà il tema delle prossime settimane.

Concludo con un’impressione personale che si mescola ai miei sentimenti. Avevo messo nel conto di poter trovare un congresso rituale, un po’ ipocrita, dove si facesse “finta di essere sani” confidandosi nei corridoi che tra sbarramenti Renzi e Grillo siam agli ultimi giorni di Pompei. Oppure – ma è solo una variante – dominato dai  lunghi coltelli delle cordate per essere nel nuovo gruppo dirigente. Il clima felicemente impegnato e partecipato che ho trovato ha smentito quelle fosche ipotesi. Può essere solo la conferma che là dove ci sono passione civile e cultura si può transitare “a miglior vita” con eleganza e bonomia. Oppure che indipendentemente dall’implacabile aritmetica del 4% quella che si è riunita a Riccione sotto la  bandiera di Sel che toglierà il riferimento a Vendola) è una costola politica del futuro.