Si chiama “Media Initiative” ed è la campagna europea da un milione di firme per la libertà di stampa in Europa.

Dici pluralismo dei media in Italia e viene in mente Silvio Berlusconi. Sarà perché siamo al 57° posto per la libertà di stampa, dopo Botswana, Niger e Burkina Faso (classifica di Reporter senza frontiere di gennaio 2013), sarà perché la Rai – indipendentemente da Berlusconi – costituisce un caso tutto da studiare di giornalismo politico e politica giornalistica, ma il pluralismo dei media nel nostro Paese è un nervo a dir poco scoperto.

In Europa siamo in buona (ovvero cattiva) compagnia, con l’Ungheria di Viktor Orban (56esima) e la Grecia (84esima), dove secondo Rsf “l’ambiente sociale e professionale per i suoi giornalisti, esposti alla condanna pubblica e alla violenza sia dei gruppi estremisti che della polizia, è disastroso”.

Ecco che l’iniziativa “Media Initiative” mette il ditino proprio nel vuoto creatosi tra le responsabilità dei governi nazionali (caro vecchio conflitto d’interessi italiano) e la timidezza/paura delle istituzioni europee a legiferare in questo senso – la Commissaria alla Giustizia Reding nell’ottobre de 2009 aveva dichiarato che il pluralismo dei media “è una questione fondamentale che deve essere discussa in modo approfondito. Ma prima ancora di iniziare, la Commissione dovrebbe poter contare sul sostegno di tutto il Parlamento europeo“.

E visto che questo “supporto” non è mai arrivato, almeno in modo compatto, ecco che la società civile si organizza e lancia la petizione internazionale “Media Initiative” che chiede alla Commissione Europea di adottare una direttiva specifica a tutela della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione grazie allo strumento della raccolta di firme certificate online. Per firmare basta avere un documento e un minuto di tempo per compilare il modulo online, la cui riservatezza è rigorosamente garantita. Per essere accolta dalla Commissione europea ci vorranno almeno un milione di firme provenienti da almeno 7 dei 28 Stati membri dell’Ue e per ciascuno dei 7 paesi è richiesto un numero minimo di firme (la petizione si chiude il 19 agosto 2014).

Gli iniziatori della campagna, European Alternatives e Alliance Internationale des Journalistes, chiamano a raccolta il popolo della Rete: “Abbiamo bisogno di volontari digitali e di cittadini attivi che diano una mano, anche con i social network, a valorizzare la conquista democratica di poter votare in rete per avere misure concrete a sostegno dell’informazione libera e pluralista”.

Prestigiosi gli endorsement ricevuti finora, da Stefano Rodotà ad alcuni volti noti della politica (Pippo Civati, Gianni Pittella, Monica Frassoni, ecc.). Chissà se firmerà anche Silvio Berlusconi…

Twitter: @AlessioPisano

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