Cervelli in fuga ai tempi della dittatura fascista in Italia. Sono i “geni dell’antitascismo”, partigiani e resistenti le cui storie, vissute in esilio tra Francia e Belgio, diventano oggetto della mostra che viene inaugurata alle 18 del 25 gennaio 2014 a Reggio Emilia, nell’atelier Bligny, dove la Giornata della memoria sarà celebrata nei successivi due giorni con 55 ore di eventi. E dopo la tappa italiana, l’esposizione si trasferità a inizio primavera a Argenteuil e Parigi per approdare il prossimo aprile a Liegi. Ecco così che le venti vicende raccolte attraverso decine di ore di registrazioni e un centinaio di fotografie scattate su pellicola (di queste una quarantina vanno a costituire il materiale presentato) contribuiscono a raccontare un pezzo del passato prossimo d’Italia andando a indagare anche l’eredità lasciata da quell’esperienza.

Il progetto, curato dalla regista Chiara Zappalà e dalla fotografa Veronica Mecchia, per la sua realizzazione ha visto la collaborazione di diverse realtà. Tra queste, la Consulta per gli emiliano-romagnoli nel mondo, le associazioni Fratellanza Reggiana di Parigi, Emilia-Romagna di Parigi e di Liegi e il laboratorio di storia delle migrazioni dell’università di Modena e Reggio Emilia, oltre all’Anpi della capitale francese, il gruppo che si riunisce intorno ai Jardins Numériques, sempre a Parigi, e il circolo Leonardo Da Vinci di Liegi. Inoltre per effettuare le interviste il progetto “Partigiani e resistenti: i geni dell’antifascismo” si è avvalso del supporto di Antonio Canovi, direttore del comitato scientifico, e dello storico Valerio Tamperi, che vive Oltralpe.

Da questa task force ne discende adesso un evento che si compone di media differenti per rievocare percorsi lontani. Accade per esempio con le parole di Gaby Crouin Simonazzi e con la storia di Ines, legate dal montaggio del video che accompagna il progetto dalla vicenda di Rino della Negra, il cui nome comparve nel febbraio 1944 nella lista dei resistenti elencati dal cosiddetto “Affiche rouge”. Con questa espressione si indica il manifesto rosso nazista in cui si dava conto della cattura nel novembre 1943 e della fucilazione pochi mesi più tardi di ventitré appartenenti al Ftp-Moi (Franchi Tiratori Partigiani – Mano d’Opera Immigrata), organizzazione che operava nella zona di Parigi. E poi, tra le altre voci e gli altri volti radunati da “Geni dell’antifascismo”, compaiono quelli di Mirella Ugolini e Giuliana Castellani, articolate intorno alla vicenda di Gina Pifferi, la partigiana reggiana sfuggita a un mandato di cattura riparando a Parigi e che nel dopoguerra avrebbe presieduto per anni l’associazione di conterranei che fecero la sua stessa scelta.

Ma di tutte queste vicende, chiusa l’esperienza del nazifascismo e delle persecuzioni europee, cos’è rimasto nel corso del periodo postbellico? A questo interrogativo prova a rispondere la mostra di Zappalà e Mecchia che, presentando il loro progetto, sottolineano due fenomeni differenti. “Mentre in Francia l’eredità è prevalentementemente etica e politica (la trasmissione della lingua e delle tradizioni italiane per molti discendenti sono una ‘ricostruzione’ successiva)”, dicono, “in Belgio è piuttosto il contrario”. Infatti in questo Paese è stata registrata “una sorta di tacita trasmissione di valori che è stata veicolata dall’italianità: figli e nipoti parlano perfettamente italiano e partecipano alla vita della comunità, pur sapendo molto poco di un periodo che i protagonisti hanno voluto dimenticare”.

Di tutto questo, dunque, si potrà vedere e ascoltare a Reggio Emilia all’interno di “Progettare memoria, fare cittadinanza” che, oltre ai “Geni dell’antifascismo” ha in programma fino al 27 gennaio 2014 altri appuntamenti. Tra questi il laboratorio “Europa Europa” di Maria Chiara Verrigni, la proiezione in versione integrale di “Shoah” di Claude Lanzmann e la visita al campo di prigionia e concentramento di Fossoli, divenuto tema del documentario “Crocevia Fossoli” di Federico Baracchi e Roberto Zampa (sarà presentato il 25 gennaio alle 20.45 presso l’Auditorium Loria di Carpi, nel modenese). Infine, tra gli altri eventi in programma, c’è anche la mostra “I bambini di Izieu”, storia dei piccoli ebrei rifugiati nella regione francese del Rodano-Alpi che furono poi deportati ad Auschwitz.