Da Piacenza a Rimini e poi su, verso Comacchio. L’Emilia Romagna si prepara al 27 gennaio, Giorno della Memoria in ricordo delle vittime del nazismo e dell’olocausto, con una novantina di appuntamenti distribuiti in tutta la regione. Appuntamenti che vanno da presentazioni di libri a consigli comunali ad hoc (come accadrà per esempio a Imola e a Parma insieme all’assise provinciale) e ancora da rappresentazioni teatrali a testimonianze di sopravvissuti fino a proiezioni di film e documentari. Su quest’ultimo fronte, una segnalazione va a “Crocevia Fossoli”, lungometraggio che ricostruisce la storia del campo di prigionia, concentramento e transito nato in provincia di Modena nel 1942 e dopo la creazione della Repubblica sociale italiana passato sotto il diretto controllo dei nazisti.

Il film, voluto dalla fondazione creata nel 1996 per preservare la memoria di quel luogo, è stato girato da Federico Baracchi, collaboratore del Centro di documentazione e comunicazione audiovisiva del Comune di Carpi, e da Roberto Zampa, già autore di altri lavori di carattere sociale. E viene presentato in anticipo rispetto al Giorno della Memoria, dato che la prima proiezione è prevista per il 25 gennaio all’Auditorium Loria di Carpi a partire dalle 20.45. Duplice inoltre lo scopo del documentario. Se da un lato, infatti, l’obiettivo è di raccontare i fatti che si consumarono nel campo emiliano via via che mutavano le sorti delle parti in conflitto, dall’altro si vuole indurre una riflessione sul ruolo del testimone e sul valore del suo resoconto rispetto alla ricostruzione degli eventi. Resoconto che, nel caso di “Crocevia Fossoli”, è costituito da 80 ore di girato in cui gli ex prigionieri rievocano le loro esperienze e le brutalità a cui assisterrero.

Procedendo nel programma delle celebrazioni, sono distribuite in tutta la regione anche le iniziative dell’Aned, l’Associazione nazionale ex deportati, e dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Una di queste, in programma a Bologna, prevede l’inaugurazione a Palazzo d’Accursio della mostra “L’ideologia della razza e le sue vittime nella Germania di Hitler e nell’Italia di Mussolini” curata da Marco Orazi e Giulia Dall’Olio e che rimarrà visitabile fino al 8 febbraio. A Cervia, invece, le manifestazioni sono iniziate lo scorso 20 gennaio per proseguire fino all’inizio del mese prossimo e si sono concentrate su un argomento specifico, le persecuzioni subite dagli gay. Da questo punto di vista, la biblioteca comunale Goia ospita la mostra “Omocausto. Lo sterminio dimenticato degli omosessuali” realizzata in collaborazione con l’Arcigay e l’associazione Integriamoci Insieme. Inoltre sempre nella cittadina romagnola, per il 29 gennaio (a partire dalle 16) è previsto l’incontro “L’omofobia dai campi di sterminio ad oggi” con interventi di Bruno Moroni (Arcigay Ravenna), Giampietro Lippi (Anpi Cervia) e lo scrittore Uber Dondini.

L’Istoreco, l’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, per la giornata del 27 gennaio prevede come evento centrale una conferenza legata alla nuova edizione del libro “L’eredità di Auschwitz. Come ricordare?” di Georges Bensoussan (Einaudi). Se i cicli di incontri sono iniziati lo scorso 11 gennaio raccontando aspetti specifici come la persecuzione di rom e nomadi con la partecipazione di Lidia Gualtiero dell’Istituto storico di Rimini, il Giorno della memoria reggiano entrerà nell’aula magna dell’università e parlerà due lingue, l’italiano e il francese, per dialogare con lo storico d’Oltralpe che negli anni ha legato il suo nome e le sue ricerca a temi come l’ebraismo, il sionismo e la Shoah. Infine, da Modena, una segnalazione sull’iniziativa dell’Emilia Romagna Teatro Fondazione. Si tratta della rappresentazione “Brundibàr – Fiaba musicale per non dimenticare opera in due atti” che vede la partecipazione del coro delle voci bianche della scuola elementare “Gianni Rodari” e del Girasole, composto da bambini e ragazzini dai 5 ai 18 anni della Polivalente ’87 & Gino Pini. A loro, dal palco di Teatro Storchi, viene infatti affidato il racconto in memoria dei 15 mila piccoli prigionieri del campo di Terezin attraverso la storia dei fratelli orfani Pepícek e Aninka che parte dal libretto dell’intelletuale ceco Adolf Hoffmeister e dalle musiche di Hans Krasa. Il primo, proprio grazie a Brundibàr, scampò alle persecuzioni naziste riparando a Londra fino alla fine della seconda guerra mondiale mentre il secondo subì a partire dal 1942 l’internamento proprio a Terezin.