Il terzo anniversario della rivoluzione egiziana si è trasformato nell’ennesimo bagno di sangue. Oltre dieci morti e centinaia di feriti, ma i numeri sono destinati a crescere, infatti in varie aree del paese sono ancora in atto duri scontri tra attivisti e polizia. Al Cairo, in Piazza Tahrir, si sono dati appuntamento i supporter dei militari che chiedono al generale Al-Sisi, membro di primo piano dell’intelligence sotto la dittatura di Mubarak, di candidarsi alla presidenza. I Fratelli Musulmani hanno organizzato delle marce in diverse aree della città. In molti casi si sono registrati scontri, sia con le forze dell’ordine sia con i manifestanti fedeli al regime dei militari. Sono passati solo tre anni, ma piazza Tahrir ha perso il suo valore simbolico: non è più la piazza del popolo, ma il luogo dove si radunano i nazionalisti leali all’esercito. Anche oggi ci sono stati diversi attacchi violenti nei confronti dei media stranieri che erano in piazza durante la manifestazione. La stampa straniera è considerata colpevole di non aver raccontato il golpe militare, dello scorso 3 luglio, come una seconda rivoluzione, che ha permesso la cacciata dei Fratelli Musulmani  di Cosimo Caridi