Ore di coda e tanta insofferenza. Nel giorno in cui scade il termine per effettuare il versamento, il fotofinish della mini ­Imu restituisce l’immagine di un Paese che moltiplica le distanze tra istituzioni e cittadini. “Che se la prendono soprattutto con il loro Comune”, raccontano gli operatori dei centri di assistenza fiscale a Milano, letteralmente assediati dalla frustrazione per un’imposta che ai milanesi costa più che nel resto d’Italia. Così, alle carenze informative delle amministrazioni e alla delusione per una tassa che la politica aveva giurato di cancellare, si è aggiunta la rabbia di chi non si aspettava di pagare, in media, più di cento euro.

Ma le amministrazioni locali non ci stanno a pagare il prezzo di un’ambiguità che imputano al governo. “Lo Stato ha incassato otto miliardi di euro grazie all’Imu, le entrate comunali non hanno guadagnato un centesimo”, si smarca l’assessore al bilancio del capoluogo lombardo, Francesca Balzani. Ma il problema, confessa il responsabile per i Caf della Cgil, “è la condizione di incertezza economica, sempre più diffusa soprattutto tra le persone che usufruiscono dei nostri servizi”. Gli italiani chiamati a pagare la residuale sulla prima casa hanno ancora qualche ora. Chi se n’è già occupato, spesso, ha dovuto affrontare ore di attesa negli uffici postali o, peggio, code interminabili per calcolare il dovuto presso i Caf dei sindacati.

Modalità di pagamento poco chiare, il famoso modello F24 non recapitato o addirittura buttato dagli stessi contribuenti, anziani che fino all’ultimo non erano certi di dover pagare. La settimana di fuoco della mini­ Imu lascia dietro di sé le vittime di una tassa nata male, partorita dalla mediazione tra il ricatto di Berlusconi per la sua cancellazione e la battagli dell’Anci contro i tagli dei trasferimenti ai comuni. Non ultimo, i conti che non tornano e la copertura mancante. “Ma dalla fine dell’agosto scorso i partiti hanno continuato a trattare l’Imu come questione politica. Molti utenti erano convinti che alla fine l’avessero cancellata”, denuncia Valentina Cazzaniga, coordinatrice del Caf Cgil di piazzale Segesta, da giorni in prima linea a ritmi serratissimi. Niente da fare, c’è ancora da versare il 40% sulla differenza tra l’aliquota standard del 4 per mille e la maggiorazione deliberata dal comune, calcolato in base alla rendita catastale del proprio immobile. “Come? Cosa?”, è l’incredula reazione di tanti.

“Una procedura mal percepita dalla maggioranza dei nostri assistiti”, dice Gabriele Malpezzi, responsabile per i Caf Cgil in Lombardia. “Abbiamo dovuto bloccare ogni altro servizio erogato, e dedicarci anima e corpo a un’imposta straordinaria che rende difficile intercettare il contribuente”, continua Malpezzi. E rilancia: “Perché la gente si arrabbia? Perché alla scarsa trasparenza e al tempo perso vanno aggiunte le ristrettezze economiche sulle quali si abbattono queste imposte”. E chiude: “Per il servizio erogato chiediamo un contributo minimo. Ma ormai pesano anche quei pochi euro, e ce lo fanno notare”. E allora, superate le code e compilati i moduli, la nota dolente rimane il pagamento di un tributo che la gente non ha digerito. Quanto hanno pagato alla fine gli italiani interessati dalla mini ­Imu? Sui 380 milioni di gettito previsto, i conti li avevano fatti le associazioni dei consumatori: una media di quaranta euro a versamento.

“Magari”, commentano i milanesi all’uscita dagli uffici postali, che queste cifre le avevano lette sui giornali. Proprio a loro, infatti, è toccato il record nazionale. “Chi aveva letto quelle cifre è rimasto deluso”, spiega il responsabile dei Caf della Cisl, che ha raccolto i dati dai centri lombardi. “A Milano la media dei versamenti supera i cento euro, contro i trentacinque euro della media regionale”. Questo perché alle alte rendite catastali milanesi si è aggiunta l’aliquota del sei per mille, la più alta che il Comune potesse fissare. “Esasperati di fronte a somme che non si aspettavano di pagare, molti ci hanno chiesto di rifare tutti i conti”, confessa un’altra operatrice Caf, che chiarisce: “Qui siamo a due passi dalle case popolari del quartiere di San Siro. Proprietari di immobili modesti, persone in difficoltà sgomente di fronte all’ennesimo sacrificio”. Il colpevole? “La maggioranza se la prende con il Comune, e il vero esattore della mini­ Imu alla fine è il sindaco. A ricordare le manovre del governo sono in pochi”.

Ma a passare da carnefici le amministrazioni comunali non ci stanno. Anche in queste ore l’Anci continua a ripetere che l’anello debole è rappresentato proprio dai comuni italiani, e che la percentuale di spesa pubblica imputabile a loro è appena il 7% del totale. E a chi punta il dito contro le delibere dei sindaci che fino all’ultimo hanno potuto maggiorare le aliquote, l’associazione dei comuni risponde che non è stato fatto niente che il governo non avesse previsto. A conti fatti, dunque, gli amministratori locali rimandano al mittente la responsabilità della mini­ Imu. “Del miliardo e 53 milioni incassati da Milano con l’Imu, lo Stato si è prende 350 milioni. Alla faccia di un’imposta che si chiama municipale unica”, attacca l’assessore al bilancio di Milano che sottolinea come la tassa nata con il governo Monti non ha arricchito di un euro le casse comunali, mentre lo Stato ha messo a bilancio otto miliardi. “Non ultimo”, chiude Balzani, “Milano ha ridotto la spesa di quasi tre punti negli ultimi tre anni, mentre la spesa centrale è salita dell’otto per cento. È bene che si sappia”.