Sono oltre 150 mila gli architetti in Italia, 5 ogni duemila abitanti, quasi un terzo (il 27%) di tutti gli architetti europei; la Germania è seconda con poco più di 100 mila, seguono Francia e Regno Unito con 30 mila. Nel nostro paese gli architetti rappresentano la quinta categoria professionale per numero di iscritti dopo Medici, Infermieri, Ingegneri e Avvocati. Degli oltre 150 mila architetti iscritti agli albi provinciali, circa il 35% ha meno di quarant’anni, (mentre la media europea è del 40%) inoltre, il 40% degli architetti italiani (ovvero circa 61 mila) è costituito da donne, dato destinato a crescere, ma nonostante la loro sempre maggiore presenza nella professione, e malgrado tra di esse, la percentuale di iscritte con meno di quarant’anni raggiunga quasi il 50%, mentre tra i maschi si ferma al 27%, gli uomini guadagnano il 70% in più delle professioniste donne.

A dieci anni dal conseguimento della laurea, il reddito mensile medio netto di un giovane architetto è di circa 1.300 euro, contro una media complessiva di 1.600 euro; il divario è maggiore se confrontato con il reddito medio dei laureati in ingegneria (2.000 euro) e inferiore anche alle medie di geologi, biologi e psicologi. Oltre il 40% degli architetti che nel 2012, in qualità di collaboratori o dipendenti degli studi di architettura hanno indicato un impegno lavorativo regolare, guadagna meno di mille euro al mese, il 30% tra 1.000 e 1.500, il 15% meno di 500 e il 12% tra 1.500 e 2.000 euro.

La combinazione di crisi economica e inversione del ciclo edilizio ha comportato in sei anni ( dal 2006 al 2012) la perdita di quasi un terzo del reddito professionale annuo; nel 2012 il reddito medio è sceso a poco più di 20 mila euro. Contemporaneamente, la quota degli investimenti in costruzioni riferibili ai soli servizi di progettazione è scesa del -36% ( 2012 -2006) che ha comportato un calo di oltre il -45% del mercato disponibile per il singolo professionista.La percentuale degli architetti che ha dichiarato di aver subito in un anno, una forte decrescita del proprio fatturato è aumentata, dal 17,6% del 2011 al 37% nelle attese del 2013. Crolla la domanda da parte di imprese di costruzioni e enti pubblici ed è negativo anche il mercato legato alla clientela privata non residenziale.

Il 60% degli architetti ha dichiarato di vantare crediti residui nei confronti della clientela privata, il 34% nei confronti della Pubblica amministrazione, per un ammontare medio, in entrambi i casi, pari al 28% del volume d’affari annuo. La percentuale di architetti che dichiara di avere debiti con banche, società finanziarie o fornitori è del 38%, dato che sale al 44% nel Centro-Sud; ma negli ultimi due anni, la situazione è andata significativamente peggiorando. Infine, in media, i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono arrivati, nel 2012, a oltre 150 mentre per le imprese si è passati dai 78 giorni del 2010, ai 117 nel 2012

A fronte di dati che descrivono in modo puntuale e inequivocabile le implicazioni presenti e future della realtà professionale, non si può fare a meno di ricordare come, l’insipiente e mediocre classe politica italiana, con la complicità di istituzioni miopi, arrendevoli e acquiescenti, che rappresentano (in teoria) gli Architetti e gli Ingegneri, vale a dire Inarcassa, Cna, Cni e Ordini provinciali, in poco meno di due anni hanno avallato, favorito e persino plaudito a iniziative che hanno definitivamente messo in ginocchio una categoria di professionisti.

Disgiuntamente da ogni principio di buon senso e aderenza alla realtà, hanno approvato: l’abolizione dei minimi tariffari (la Germania li ha saggiamente difesi e mantenuti) ; il Dpr per la riforma delle Professioni che comporta l’obbligo della formazione continua a proprie spese, l’assicurazione e il pos negli studi; la riforma previdenziale Inarcassa, che, con un aumento del 38%, ha portato i contributi minimi a 2.910 euro da pagarsi anche in assenza di reddito. Infine, sempre Inarcassa,con il consueto senso del realismo che contraddistingue la sua presidenza, ha reso attuativo l’art. 7 del Nuovo Statuto* (2012 ) in forza del quale si riserva di ridurre gli anni di anzianità di iscrizione, per i periodi per i quali, alla verifica del reddito degli ultimi cinque anni, il volume d’affari risulti nullo”