Salvatore Riina ammiratore di Leonardo Sciascia. Non per la sua opera letteraria, ma per un articolo uscito sul Corriere della Sera il 10 gennaio del 1987 intitolato “i professionisti dell’antimafia”. “Ma quello era tremendo – dice Riina – sembrava un mafioso vero, ma era una persona studiosa”. “E onesta – interviene Alberto Lorusso, boss della Scu e confidente di Riina – che non si faceva intimorire dai magistrati”. Dopo qualche minuto Riina torna sull’argomento. “Io devo dire la verità, solo questo potente parlamentare agrigentino era così portentoso”, esordisce mentre è seduto sulla panchina del cortile. Lorusso lo incalza subito. “Questo si è separato, questa mattina lo hanno detto alla televisione si è separato, Alfano, Alfano”, dice riferendosi al ministro dell’Interno e alla fondazione del Nuovo Centro Destra fuori da Forza Italia. Riina però lo ferma subito: “Io sto parlando di Salvatore Sciascia”, dice sbagliando il nome e riferendosi all’esperienza parlamentare dello scrittore coi Radicali. Poi la discussione si sposta sulla scissione interna al Pdl e sulla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore. “Siccome non ha più l’immunità parlamentare, è facile che lo aggrediscono con la prigione con l’arresto”, dice Lorusso. “Dovrebbero metterlo in galera a vita”, sentenzia invece Riina, che in un’altra occasione aveva raccontato al compagno di carcere che “noi su Berlusconi abbiamo un diritto: sapete quando? Quando siamo fuori lo ammazziamo”  di Giuseppe Pipitone montaggio di Silvia Bellotti