Lo abbiamo detto e ribadito, ma credo non faccia male ripeterlo ancora una volta: il dl svuota-carceri è una farsa, peggio di un indulto mascherato. Questo provvedimento rischia di mandare in libertà mafiosi, assassini e stupratori.

Nel caso specifico non si può parlare proprio di indulto, perché l’indulto opera in maniera indistinta e generalizzata, uguale per tutti, mentre il meccanismo previsto dal decreto (liberazione anticipata speciale) prevede, addirittura, che il beneficio sia proporzionale alla pena.

L’aspetto più inquietante della vicenda, perciò, è che vi sia la possibilità di fare uscire dai penitenziari i soggetti più pericolosi sul piano sociale e criminale: il decreto, infatti, si applica anche ai detenuti per mafia (che, notoriamente, non sono rinchiusi in celle con altri 5-6 detenuti).

Il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, audito in commissione antimafia una settimana fa, ha usato toni molto critici, sottolineando come “i benefici previsti dal decreto troveranno ampia applicazione tra gli esponenti della criminalità mafiosa condannati a pene lunghe, mentre avrà un effetto del tutto marginale sul sovraffollamento potendo riguardare tutt’al più qualche migliaio di soggetti”. Si può non essere d’accordo? Dubito.

Giustificare una tale scelleratezza attribuendo la responsabilità all’Europa, poi, è da vigliacchi. L’Ue non ha mai chiesto che si mandassero in libertà soggetti che hanno compiuto crimini efferati. Anzi. L’Ue chiede che si rispettino i diritti umani in cella (naturalmente – serve sottolinearlo? – il dramma del sovraffollamento risiede nelle celle del regime carcerario ordinario, dove sono generalmente “stipati”, in gruppi di 6-7 persone, i detenuti per reati minori).

Bisogna quindi fare chiarezza una volta e per tutte: il sovraffollamento non si risolve liberando i peggiori delinquenti, ma utilizzando tutte le risorse disponibili (es. i penitenziari costruiti, inaugurati e poi abbandonati come cattedrali nel deserto) e cambiando le leggi che sono responsabili di questa barbarie (es. la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi).

Se non si procederà in questo senso, l’Italia sarà protagonista dell’ennesimo fallimento e dell’ennesima vergogna.