La nostra epoca ha stravolto e voluto smentire ogni valore tradizionale. Vedo La grande bellezza e penso che non è vero, il bello è sinonimo di giovane. L’Italia è un paese di vecchi, molti nati vecchi, con una mentalità da vecchi, da conservatori a tutti i costi, da fifoni della novità e del rischio. E mi viene in mente la nostra burocrazia, spinto anche da alcuni pensieri di Gary Becker e Richard Posner sul tema della burocrazia, un tema trattato così poco e male in Italia, dove i condizionamenti ideologici, gli interessi corporativi riescono invariabilmente a bloccare qualsiasi riflessione o proposta migliorativa.

Quando si parla di burocrazia, di pubblico impegno, da noi o abbiamo i lanzi dell’impresa privata alla Istituto Bruno Leoni, che, a prescindere, sentono il dovere di sparare a zero su tutto ciò che non sia privatissimo. Oppure abbiamo il partito dei lavativi, quelli che non lo dicono esplicitamente, ma sono fermamente convinti che lavorare poco sia un dovere, che il posto fisso sia un diritto incarnato, non importa quello che costa, quanto produce. Che uno sia pro o contro interventi correttivi del pubblico impiego, in ogni caso sarà sempre assimilato a qualcuno dei due partiti di cui sopra. Il vecchio ferma il vecchio, che diventa ancora più vecchio.

La burocrazia per sua natura tende a funzionare male, perché svolge in regime di monopolio una funzione importantissima e senza concorrenza aumentano i costi e diminuisce la qualità dell’offerta. I governi autoritari più di altri hanno bisogno di burocrazia, ma sono anche quelli che meglio possono condizionarne l’efficienza. Esistono almeno due tipi di efficienza della burocrazia: una legata alla quantità di servizi svolti in rapporto al tempo; l’altra non meno importante che ne misura il grado di aderenza alle procedure richieste, in altre parole il suo livello di autonomia. Noi siamo l’unico paese al mondo ad avere un Ministero per la semplificazione della burocrazia, come dire che siamo ben consapevoli del male che ci facciamo.

In Italia i dipendenti pubblici sono in ogni caso solo 3 milioni e quattrocento mila, pari al 14,8% degli occupati, non tantissimo rispetto a quasi il 30% della Norvegia, ma a questa cifra bisogna aggiungere i dipendenti delle aziende pubbliche comunali. La nostra burocrazia ha diversi problemi, ma non è la peggiore del mondo, è solo l’immagine abbastanza fedele del paese. Certamente ha il problema di una pessima distribuzione territoriale (91 dipendenti pubblici ogni 1000 abitanti in Valle d’Aosta, contro i 41 della Lombardia), quello di una età media dei dipendenti particolarmente elevata (oltre il 40% dei dipendenti ha più di 50 anni), il solito marcato sottoutilizzo delle donne e il basso livello di qualificazione del personale.

Questo per quanto riguarda i dati, che sono sempre ingannatori. Il problema maggiore infatti sta altrove, nella cultura burocratica dei dipendenti pubblici: scarsamente orientati al servizio pubblico e al cittadino; demotivati e sottovalutati, spesso sottopagati finiscono per riprodurre le dinamiche distorsive del paese, latente per quanto riguarda il senso istituzionale, fondato sull’uso di clientele e sulla de-responsabilizzazione. Così la PA dei vecchi – annegata in un formalismo regolamentare e giuridico che dovrebbe limitare sprechi e impedire l’utilizzo improprio del denaro pubblico e che invece di fatto incentiva i primi e convive tranquillamente con i secondi – è lo specchio di questo Paese che non sa stare al passo con i tempi, che non riesce trasformare la crescita in sviluppo.

La situazione non è certamente rosea, ma a ben vedere non è nemmeno disastrosa, anche se richiederebbe interventi urgenti non solo per i suoi interni problemi, ma sopratutto quelli che essa crea a tutto il sistema-Paese. Siamo nel 2014, ma abbiamo istituzioni e strutture in clamoroso ritardo. Pensiamo di regolare la convivenza all’epoca di Twitter con con modi e regole che andavano bene ai tempi di Giolitti. La burocrazia è vecchia e il dato anagrafico non perdona. Ma la mentalità di questo strano Paese è molto più vecchia dell’età dei suoi burocrati e dei suoi abitanti.