Il raddoppio delle soglie di sbarramento rispetto a quelle in vigore col Porcellum è una sopraffazione ingiustificabile, e comprensibile solo con calcoli di ingordigia dei due partiti più forti. Le soglie per essere rappresentati col Porcellum erano del 2% per le liste presenti in una coalizione e del 4% per una lista non coalizzata. Addirittura per le  liste coalizzate entrava in Parlamento (se la coalizione superava il 10%) anche quella inferiore al 2% ma che si avvicinava di più. 

Questa rappresentatività non è mai stata  un problema. I problemi sono stati e sono la questione di come si eleggono le persone (liste bloccate-preferenze-primarie-collegi) e la questione del premio di maggioranza o no, doppio turno o no. In tutto il dibattito popolare, politico, legislativo, costituzionale degli ultimi due anni non ha mai fatto problema la soglia di sbarramento o il presunto eccesso di partiti rappresentati. Del resto nei consigli comunali provinciali e regionali vige uno sbarramento del 3% per i non coalizzati, e se si partecipa alla coalizione vincente si entra in consiglio anche con percentuali minori. Non è un problema. Si può pensare che questa rappresentanza sia una ricchezza o sia inutile, a seconda dei casi o dei punti di vista, ma se la politica non è pulita o non è efficiente o si inceppa non è a causa di queste presenze. Le crisi, le cadute di un governo di un governatore o di un sindaco sono sempre avvenute per contrasti e spaccature nei partiti maggiori o per ragioni giudiziarie. 

Così è stato per i governi Berlusconi e Monti, e per le Regioni Lombardia e Lazio. 

Il caso della caduta del governo Prodi nel 2008 viene  erroneamente o maliziosamente da qualcuno attribuito ai “partitini”, mentre il problema era che il centrosinistra non aveva la maggioranza al Senato, si reggeva per un soffio e Dini e Mastella lo rovesciarono quando Veltroni annunciò che il Pd sarebbe andato alle elezioni senza di loro. Veltroni andò poi a perdere da solo con la sua vocazione maggioritaria e comunque impose con Berlusconi, per continuare a massacrare i partiti minori, una soglia del 4% per entrare nel Parlamento Europeo. Lì la governabilità non c’entra neanche di striscio, una pura prepotenza (se la soglia del 4% fosse stata introdotta un po’ di anni prima non avremmo avuto la straordinaria esperienza di Alex Langer).

Dunque ora Renzi e Berlusconi raddoppiando le soglie vogliono l’8% per i non coalizzati e il 4% (dicono il 5 per “concedere” il 4 ad Alfano) per le liste facenti parte di una coalizione più forte dell’8. (Da notare tra l’altro che se il Pd ha beneficiato del premio di maggioranza alla Camera è perché la coalizione Bersani ha battuto per 120 mila voti quella di Berlusconi: quindi non solo grazie al milione e passa di voti di Sel ma anche ai 160 mila del Centro Democratico con Tabacci).

I voti che andrebbero alle liste coalizzate che non raggiungono il 4% andrebbero di fatto al partito più forte della coalizione. Voti a portatori d’acqua che non potrebbero più essere rappresentati. Mi sono chiesto se questo imprevisto raddoppio delle soglie sia dovuto alla previsione che con un premio di maggioranza ridotto rispetto a quello attuale, un Pd o una Forza Italia vedano davvero il futuro governo in balìa di Sel da una parte o della Lega dall’altra. Ma non credo, anche perché i ribaltoni sarebbero comunque impossibili. È più probabile casomai che entrambi Berlusconi e Renzi vogliano premunirsi da eventuali scissioni. Una soglia così impraticabile come quella dell’8% equivale a dire a chiunque: “se esci scompari” e quindi a rinsaldare la disciplina interna.

In ogni caso – al di là dell’analisi di ciò che sta succedendo – la Germania è l’unico paese con soglie di sbarramento così alte, ma è tutto un’altro sistema, senza premi e coalizioni. E lo sbarramento del 5% è in vigore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il pluralismo della società si è adeguato ad esso. Mentre da noi sarebbe un’introduzione traumatica, vedi le simulazioni per cui in Parlamento resterebbero solo Pd, Fi e 5 Stelle. In Spagna lo sbarramento è del 3%. Nel sistema elettorale anglosassone dei collegi uninominali a turno unico, che pure è un sistema crudelissimo, non c’è sbarramento, può vincere un candidato senza partito o di un partito minimo.

Chi stabilisce che la rappresentanza di una lista inferiore al 4% è inutile o dannosa? Senza risalire alla Prima Repubblica, a esperienze come quella del Pri, dei Radicali, dei liberali, di Democrazia Proletaria anche nella cosiddetta Seconda Repubblica abbiamo avuto esempi di esperienze sotto il 4% che si possono ovviamente criticare, ma non certo definire inutili o irrilevanti, vedi innanzitutto quella dei Verdi. E per arrivare a diventare  partiti grandi, salvo casi eccezionali, si passa per un primo gradino di rappresentanza di partito “piccolo.”

In definitiva quello che prevale nel modello degli sbarramenti che vogliono imporci Renzi e Berlusconi è il tentativo di moltiplicare a dismisura l’argomento del voto utile.

Concludo passando dall’analisi a una dichiarazione d’intenti, per chi la volesse condividere.

Sono tra quelli che da anni votano o addirittura si impegnano per liste che non passano il 4% (salvo che alle comunali di Milano, una volta sola) e sono tra quelli che  avrebbero potuto prendere anche in considerazione l’idea di poter essere invece in futuro rappresentati in qualche area del Pd. Ma di fronte a questa palese prepotenza, a questo palese tentativo di costringerci a votare Pd dico che no, non lo farò mai. Non voterò mai un partito che oggi vuole espellere dalle istituzioni, dalla rappresentanza le esperienze e le passioni di migliaia di persone che pure al Pd, da alleati, hanno portato acqua e vino. Piuttosto, di fronte alle Europee dove un ingiustificato sbarramento del 4% è già in vigore, sarebbe necessario uno scatto di orgoglio ed intelligenza. Non dividersi in discussioni quelle sì ultra specialistiche e minoritarie su Schultz e Tsipras, ma dar vita a una lista unitaria europeista ecologista e di sinistra di chi non ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione, di chi non misura i diritti o la sostenibilità col bilancino dei sondaggi. All’interno della quale si competa apertamente e serenamente con le preferenze.