Secondo un recente studio di mercato di Travelzoo, citato dal WSJ, la meta più ambita dai turisti cinesi per il 2014 sarà il Giappone. Sorprende un po’ viste le tensioni sempre più accese tra i due Paesi, ma non se si guarda al deprezzamento dello yen, che ne fa una meta ambita per lo shopping sfrenato della nuova classe media. Seguono Usa e Taiwan. L’Italia, nonostante tutti gli sforzi, scende dalla sesta all’ottava posizione. Gli ultimi dati sulla spesa turistica della Banca d’Italia-Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) sono del 2012: un introito di 32 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Un grosso contributo lo ha dato sicuramente il turismo cinese che nel 2012 è cresciuto del 15 per cento arrivando a 80 milioni di turisti nel mondo. Le stime per il 2013 confermano un aumento costante del 15 per cento per arrivare a 92 milioni.

L’incremento dei visti concessi per finalità esclusivamente turistiche, dell’ambasciata e dei consolati italiani in Cina ha registrato un aumento del 45 per cento dei viaggi individuali e del 15 percento dei viaggi organizzati. La crescita del turismo individuale è percentualmente molto significativa e dimostra come cresce l’interesse nelle fasce di popolazione cinese ad alto reddito, non condizionate da problemi economici e con maggiore tempo a disposizione da dedicare al turismo. Per questo i dati rilasciati dall’agenzia Travelzoo sono particolarmente significativi.

La società è un attore del mercato di massa in molti paesi, ma si rivolge alla nicchia dei viaggi di fascia alta dell’ex Impero di Mezzo. I suoi abbonati cinesi tendono ad essere ricchi, con un reddito famigliare annuo di più di 50mila dollari. Il suo bacino di utenti è principalmente composto da viaggiatori indipendenti che rifuggono i tradizionali viaggi organizzati. Tutti i trend dimostrano che è questo il settore ad essere maggiormente in espansione, un settore su cui l’Italia – evidentemente – è rimasta indietro. Jason Yap, amministratore delegato di Travelzoo per la regione Asia Pacific, ci spiega che le loro stime per il 2014 non significano che il numero dei turisti cinesi in Italia diminuirà, ma semplicemente che la percentuale si abbasserà perché altri mercati, come ad esempio quello americano, sono diventati più appetibili perché hanno facilitato l’emissione di visti turistici. “Inoltre – aggiunge – una serie di articoli sui furti a spese dei viaggiatori sulla stampa cinese può in qualche modo aver modificato la percezione dell’Italia come meta turistica in maniera negativa. Un altro ostacolo è che questo tipo di viaggiatori spesso non parla neanche inglese”.

Chiara Cimmini, lavora a Pechino per un’agenzia turistica che da 12 anni si occupa principalmente di organizzare i viaggi dei cinesi in Italia. Ci conferma che, anche il loro target è molto diverso, anche loro hanno registrato un calo di tendenza. I loro clienti sono principalmente delegazioni governative. “La ragione principale è sicuramente il taglio che il nuovo governo ha imposto su viaggi e banchetti dei funzionari pubblici. Ora i tour operator italiani si trovano a competere tra di loro per ottenere la metà dei gruppi business rispetto a prima. In ambito prettamente turistico -aggiunge – il calo di visitatori cinesi può essere indotto anche dal cambio di tendenza nella scelte delle destinazioni”.

Guardando cosa cercano i turisti cinesi però aggiungiamo anche diversi punti in cui l’Italia è oggettivamente carente: difficilmente le strutture turistiche offrono un’accoglienza in cinese e l’accesso a internet – essenziale per questa giovanissima classe media – è spesso carente. A Pechino alcuni politici italiani – tra cui il sindaco di Milano Pisapia e il ministro Zanonato – sono venuta ad annunciare che con Expo 2015 “accoglieremo un milione di turisti cinesi”. Se questi numeri dovessero mai essere confermati, e non sono in molti a crederlo, bisognerebbe anche attrezzarsi adeguatamente.

di Cecilia Attanasio Ghezzi