L’Onu ritira l’invito all’Iran alla conferenza di pace per la Siria. Il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto “profondamente deluso” dalle dichiarazioni di Teheran, che non ha esplicitamente accettato la roadmap per i negoziati, conosciuta negli ambienti diplomatici come Ginevra 1, che è alla base della conferenza Ginevra 2, prevista il 22 gennaio a Montreaux in Svizzera. Ai negoziati di mercoledì, per la prima volta, opposizione e regime di Damasco siederanno allo stesso tavolo. La priorità della conferenza è la formazione di un governo siriano di transizione. 

La portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Marzieh Afkham ha precisato che “l’Iran non riconosce la roadmap di transizione per la Siria, perché non era parte della conferenza che l’ha redatta. E, alla luce dell’esclusione stabilita dall’Onu, il viceministro degli Esteri, Abbas Araghcì, ha dichiarato: ”Tutti sanno che senza l’Iran le possibilità di una vera soluzione in Siria non è poi così grande. Una soluzione globale non potrà essere trovata se tutte le controparti influenti non saranno coinvolte nel processo”.

Soddisfatta dell’assenza di Teheran l’opposizione siriana in esilio che, spiega in un comunicato, “saluta la decisione del segretario generale delle Nazioni Unite di ritirare l’invito indirizzato all’Iran, visto che quel Paese non ha risposto alle condizioni richieste per la conferenza” e quindi “conferma la sua partecipazione a Ginevra 2, che ha come obiettivo una transizione politica in Siria”. Anche l’Arabia saudita si era opposta alla partecipazione di Teheran “perché – dice una fonte ufficiale del governo di Riad citata dall’agenzia di stampa statale Spa – perché ha forze militari che combattono a fianco delle forze di regime” di Bashar al-Assad. L’Arabia Saudita riafferma infine la sua ferma posizione a sostegno del popolo siriano perché possa raggiungere i suoi obiettivi legittimi riguardo all’indipendenza, alla libertà e all’unità nazionale.

Intanto emergono “prove evidenti” che “il regime siriano” abbia torturato e giustiziato “in modo sistematico” circa 11mila detenuti da quando è iniziata la rivolta nel marzo 2011 ad agosto di quest’anno e per questo può essere condannato per “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”. E’ quanto si legge in un rapporto di 31 pagine redatto da tre ex procuratori di Tribunali penali per l’ex Jugoslavia e la Sierra Leone pubblicato dal ‘Guardian‘ e dalla ‘Cnn‘ e correlato da oltre 55mila fotografie digitali di circa 11mila detenuti morti portate fuori dal Paese da un disertore. La maggior parte delle vittime sono giovani uomini e molti corpi sono “emaciati, macchiati di sangue e con evidenti segni di torture”. Alcuni sono privi di occhi, altri mostrano segni di strangolamento o di elettrocuzione. Il rapporto è stato consegnato alle Nazioni Unite, a governi e a organizzazioni per i diritti umani.