Questa è la storia di un maestro, di un cittadino normale, con uno stipendio di 1180 euro circa, che paga le tasse, le multe, si compra con i propri soldi le mutande, il chewing gum, lo spazzolino da denti e la macchina.

Potrà sembrare banale ma oggi vorrei raccontare questa storia al Presidente della Regione Roberto Cota, al vice presidente del consiglio regionale (ex Pdl) Roberto Boniperti che avrebbe comprato una confezione di gorgonzola piccante con i soldi pubblici; al consigliere della Regione Lombardia Carlo Spreafico (Pd) che avrebbe fatto altrettanto con un barattolo di nutella o una piadina e a tutti quei consiglieri regionali che, a spese nostre, avrebbero comprato Barbie, pecore, salsicce, bombole a gas, slip, snack al supermercato, biglietti per uno spettacolo di lap dance, calze, campanacci per i cavalli, corni d’avorio, pecore e vitelli. Tutte spese “istituzionali”, per l’amor del cielo. Questa gente sembra aver dimenticato il Paese reale. Raccontiamolo loro, scriviamo loro una mail, una lettera.

Ecco io, dipendente dello Stato come voi, ho acquistato proprio ieri tre paia di slip da una nota catena: 60 euro. In quel momento non ho assolutamente pensato di presentare lo scontrino alla mia scuola. Non è accaduto nemmeno che durante il viaggio d’istruzione, essendomi scordato a casa lo shampoo, lo acquistassi a spese del Ministero della Pubblica Istruzione come ha fatto qualcuno del gruppo dell’Idv in Liguria. In gita ho pagato focacce o pizzette a qualche bambino che non si era portato il pranzo al sacco ma non ho mai immaginato di presentare una nota spese come magari ha fatto Renzo Bossi che con i soldi pubblici ha acquistato ventiquattro Aperol, cinque San bitter e due bottigliette d’acqua.

E nemmeno ho mai pensato di chiedere il rimborso per quei 50 centesimi che ho speso per permettere al mio alunno di andare al bagno pubblico. Eppure avrei dovuto imparare da Thomas Casadei, consigliere regionale del Pd della Regione Emilia, che “per errore” avrebbe chiesto il rimborso per l’accesso al bagno pubblico della stazione. Senza contare quella volta che ho fatto dei piccoli doni ai miei ragazzi per Santa Lucia: mai chiesto un euro. Quando ho letto che in Regione Campania qualche consigliere si era fatto rimborsare 9,80 euro per una Barbie mi son sentito un po’ cretino. Eppure anche le mie potrebbero essere spese “professionali”.

Cari colleghi dipendenti dello Stato (intendo i consiglieri regionali), il maestro che vi scrive compra cd, testi sulla mafia, sull’Olocausto, sulla guerra mondiale per far lezione ma non ha mai speso un solo soldo pubblico.

Cari Cota, Boniberti e Spreafico, chi vi scrive ogni anno regala una copia della Costituzione ai suoi alunni alla fine dell’anno (2,50 euro per venticinque circa), insegnando loro a non essere indifferenti, a denunciare ciò che non va senza voltare la faccia dall’altra parte, a compiere il proprio dovere per questo Paese. Provate per un giorno a fare il maestro, l’operaio, l’infermiere, lo spazzino, l’impiegato, il camionista. Forse capirete.

Ps. Questa storia l’ho inviata a Cota, Boniperti e Spreafico in rappresentanza dei tre partiti principali. Raccontate anche voi la vostra storia e inviatela ai consiglieri regionali.