Nel 2010 l’allora premier socialista greco George Papandreou rifiutò il taglio del debito ellenico: se avesse accettato la proposta dell’allora numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss­ Kahn, la Grecia avrebbe chiesto meno soldi in prestito alla troika. Invece disse di no, con le conseguenze sotto gli occhi di tutti. L’assunto sta deflagrando in queste ore sulla stampa greca, che pubblica un report riservato del Fmi in cui emerge la decisione presa dal premier.

Quest’ultimo respinge tutte le accuse e si scaglia contro il giornalista “disinformato e in malafede” che ha scritto l’articolo in questione. La decisione di Papandreou sarebbe costata un extra di 110 miliardi di euro al popolo greco, che semplicemente avrebbero ottenuto un prestito di soli 30 miliardi di euro, molto meno di ciò che poi ha decretato il memorandum. Il giornalista che lo ha scritto, Mikalis Ignaziou, è sulla graticola. Ma come motivare il no di Papandreou?

Forse perché pressato dalle banche, comunque i creditori hanno di fatto prestato di più e chi ha prestato ha ricavato più interessi sui prestiti, finendo per guadagnarci non poco, mentre i cittadini greci hanno dovuto subire quattro anni di sacrifici, con una sforbiciata a stipendi, pensioni, indennità oltre a tagli in settori nevralgici come la sanità. Se la notizia fosse confermata sarebbe di estrema gravità, in quanto Papandreou avrebbe potuto evitare il maxi prestito del memorandum e tentare una scorciatoia per sanare il debito greco. Almeno stando al documento del Fmi diffuso in Grecia. Il documento legale pubblicato sul quotidiano Ethnos sostiene che la ristrutturazione del debito non fu avallata perché rigettata dal governo di George Papandreou.

L’allora direttore generale del Fondo Dominique Strauss­Kahn consigliò a Papandreou di richiede l'”haircut” del debito e se avesse detto sì lo avrebbe sostenuto con forza. Non dimentichiamo che Strauss­ Kahn fu coinvolto in una nota vicenda di sesso che ha ancora moltissimi punti interrogativi. E che lo stroncò. Papandreou non seguì il suo consiglio, scrive Ignaziou, con il risultato che la Grecia fu costretta a prendere in prestito in prima battuta 110 miliardi. Se il primo ministro avesse accettato il “taglio di capelli” la Grecia ne avrebbe presi molti di meno. Inoltre in un carteggio riservato redatto in occasione di una seduta del consiglio del Fondo, in data 10 Maggio 2010, si osservava che durante il dibattito, gli esperti del Fondo, in risposta alle critiche da parte di membri del consiglio circa il fallimento del programma, dissero che “la ristrutturazione del debito fu respinta dalle stesse autorità greche”.

La reazione di Papandreou è stata ferma nel contestare fatti e analisi: la questione della ristrutturazione del debito non ha comportato alcun dibattito pubblico, ha commentato un suo stretto collaboratore alle agenzie di stampa. Anzi, sarebbe stato lo stesso premier a chiedere l’assistenza dell’allora direttore generale del Fondo monetario internazionale, mentre l’Ue e la Bce erano contrarie a che la Grecia accettasse l’haircut. Ma proprio secondo il rapporto citato, fu dopo la firma del primo memorandum d’intesa che Strauss ­Kahn spingeva affinché Papandreou cercasse il più velocemente possibile la ristrutturazione del debito che si sarebbe dovuta tenere entro e non oltre l’ottobre del 2010.

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