Ci sono musiche che travalicano i confini di un palcoscenico per farsi colonne sonore di un’epoca. Evocare il ‘77 significa parlare di Bologna, della fantasia al potere, di un anno irripetibile in cui tutto sembrava possibile e tutto finì sotto l’incedere pesante dei carri armati e l’eco degli spari. E significa parlare di Skiantos, che ne furono la sintesi musicale, nel segno dello sberleffo, della demenzialità, dell’ironia, e al grido di “siete un pubblico di merda!”. Martedì 21 gennaio sul palco del Bravo Caffè di Bologna (via Mascarella, 1, info 051266112) un’occasione più unica che rara di rivedere la leggendaria band quasi al completo. Quasi, perchè nel 2012, dopo 35 anni, Roberto Freak Antoni annunciò la sua uscita dal gruppo. A salire sul palco Dandy e le Bestie, ossia Dandy Bestia, al secolo Fabio Testoni, alla chitarra, Massimo Magnani al Basso e Gianluca Schiavon alla batteria: gli storici componenti saranno accompagnati dal cantante Beppe Baracca.

Incontriamo Fabio alla storica Osteria del Sole di Bologna, nel “Quadrilatero”, così chiamano i bolognesi il dedalo di stradine vicine a piazza Maggiore, con le botteghe di ortofrutta, i tortellini e i salumi in vetrina, i banchi del pesce affacciati sulla strada e i locali più modaioli, colmi all’ora dell’aperitivo. Dandy Bestia qui è di casa, tant’è che il cortile interno dell’Osteria porta una targa, “Piazza Fabio Testoni”. Con lui parliamo di musica, di passato e presente, di una città che fa fatica a scrollarsi di dosso la nostalgia del passato, perché il presente poco regala.

Cosa avete preparato per il concerto di martedì?
Sarà un concerto in due tempi, con una prima parte dedicata ai gruppi che hanno segnato l’inizio della nostra carriera musicale, i nostri miti: Beatles, Hendrix, Rolling Stones, Led zeppelin e altri. Nella seconda parte invece faremo pezzi degli Skiantos, con la convinzione che il pubblico si divertirà almeno quanto ci divertiamo noi.

A proposito degli inizi, come è nata la tua passione per la musica e quando hai capito che sarebbe stato il tuo mestiere?
Avevo 12 anni e come tanti iniziai perché avevo ascoltato i Beatles (scappò di casa a 13 anni per andare a vedere il loro concerto a Milano, beccandosi poi sonori ceffoni dal padre, ndr). Nel 1970 firmai il mio primo contratto con l’orchestra di liscio di Ivano Bussoli. Poi ci furono i night, le sale da ballo, Orietta Berti, Peppino di Capri, e più avanti Lucio Dalla, gli Stadio: insomma cominciai a campare di musica. Nel 1976 incontrai Freak al corso di laurea Dams. Mi fece leggere le cose che scriveva: pensai che fosse un genio o un pazzo, o forse entrambe le cose, ciò che spesso accade. Registrammo il primo disco l’anno dopo. E ci andò bene.

Guardando all’oggi credi che avreste avuto le stesse opportunità?
Qualche anno fa tenni al Dams un seminario, organizzato da Giampiero Cane, sulla storia della musica rock inglese. Al momento dei saluti mi fu rivolta la domanda di rito, ossia cosa consigliavo a chi volesse intraprendere una carriera musicale. Risposi di cambiare mestiere. Era già iniziata una fase discendente. Oggi la progressiva scomparsa della classe media e una serie infinita di altri fattori hanno irreversibilmente messo in crisi il mercato musicale. Vendita dei dischi a zero, spazi ridotti per i concerti perché non ci sono soldi, un sentimento di angoscia generalizzata che ai nostri esordi non sapevamo nemmeno cosa fosse. Novantanove volte su cento riesci a fare musica se hai un mestiere di cui campare, è relegata allo spazio di hobby. Se poi guardiamo ai contenitori musicali televisivi sono veramente orrendi. Come può emergere un talento da trasmissioni come X-Factor? Non può uscire, che so, un Daniele Silvestri, un Max Gazzè da trasmissioni del genere. E mi dispiace che persone preparate come Morgan o Stefano (Belisari, alias Elio) si prestino al gioco, anche se penso che i loro cachet spieghino il perché.

Cosa fa morire Bologna oggi?
Quello che ha fatto morire tutte le altre città d’Italia: zero investimenti in cultura. È vero che ci sono meno soldi per tutto ma come si fa a non capire che un paese come l’Italia dovrebbe investire in cultura per avere un ritorno immediato? Ricordo il periodo in cui a Bologna fu assessore alla cultura Nicola Sinisi: un socialista craxiano, lontano da me quanto a collocazione politica ma che aveva mosso grandi energie in città, aveva grande inventiva. Erano gli anni di Bologna Sogna: in città era un susseguirsi ininterrotto di concerti, eventi, spettacoli. Oggi è tutto stagnante, mi sembra calato anche il livello delle proposte oltre che i soldi.

Pensi ti stancherai mai di salire su un palco?
Un artista è un egocentrico, ed essere applauditi è una droga della quale non si riesce a fare a meno. E in più il gioco della musica mi piace moltissimo, quanto più vai avanti tanto più scopri sentieri non ancora esplorati, e non ti basta una vita per sapere e sperimentare tutto. Negli ultimi tempi ho privilegiato le esibizioni da solista, e anche per questo il concerto di martedì è una specie di fuori programma. La verità è che dopo lo scioglimento degli Skiantos non ho voglia di formare un’altra band, iniziare da capo. Se Freak avesse voglia di lavorare di nuovo, di scrivere cose nuove sarebbe diverso.

Mi sta quindi annunciando una reunion, nonostante vi siate lasciate in maniera piuttosto burrascosa?
In passato è successo altre mille volte di avere degli scontri, di essere sul punto di scioglierci (accadde anche nel 1979). La realtà è che io e Freak siamo come due vecchie zie: abbiamo bisogno ogni tanto di litigare per poi riappacificarci. Ma in questo momento Roberto sta affrontando altre questioni personali, ed è bene che si prenda il suo tempo. Però non ha detto di no: ecco, questo posso dirtelo.