Due settimane. E’ questo il tempo che la Corte Suprema indiana concede al governo di Nuova Delhi per risolvere l’affaire marò. I giudici – riuniti per esaminare il ricorso presentato dall’Italia sui ritardi relativi all’inizio del processo per i due fucilieri accusati di omicidio – hanno chiesto all’esecutivo di “riconciliare il conflitto di opinione all’interno dell’amministrazione” e hanno rinviato l’udienza al 3 febbraio. Intanto l’inviato del governo italiano Staffan de Mistura dichiara all’Ansa che se in quella data il pm indiano “non fosse in condizione di presentare una posizione chiara sui capi d’accusa, gli avvocati della difesa insisteranno per il ritorno in Italia dei marò“. “Oggi, come prevedibile, il contraddittorio in Corte Suprema a New Delhi ha dimostrato l’incapacità dell’India di presentare capi di accusa coerenti e definitivi contro i nostri marò”, ha concluso de Misurata.

Lo stallo giuridico si e’ creato sulla decisione della polizia indiana Nia d’invocare una legge anti terrorismo (che non esclude la pena di morte in caso di omicidio) in palese violazione con una formale promessa data invece al governo italiano lo scorso aprile dal ministero degli Esteri di New Delhi. Lo scorso gennaio la “Session Court” di Patiala House aveva aggiornato al 30 gennaio una nuova udienza dopo che il team legale italiano si era opposto alla richiesta della polizia Nia di far comparire Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (attualmente sotto la custodia della Corte Suprema) davanti allo stesso tribunale, presieduto dal giudice Darmesh Sharma, contestando la competenza di questo a esaminare il caso.

Sul rinvio interviene anche il ministro degli Esteri Emma Bonino che, arrivando al Consiglio degli esteri, commenta: “Tutte le opzioni sono sul tappeto, anche quelle più di pertinenza della Ue” nei confronti dell’India. “Se a due anni dai fatti non si è neanche in grado di stabilire un capo d’accusa, – continua il titolare della Fasrnesina – è evidente che questa è una violazione di qualunque idea di giustizia adeguata”. Il ministro ha poi definito “inaccettabile” l’applicazione della legge indiana sulla pirateria che comporterebbe l’inversione dell’onere della prova.

Intanto, secondo il Times of India, il ministero dell’Interno indiano avrebbe autorizzato l’uso della legge antipirateria (il Sua Act), che prevede fino alla pena di morte, come chiesto dalla polizia speciale che indaga sui marò. Tuttavia la polizia, precisa la fonte, “aspetterà il verdetto della Corte Suprema”. Riguardo all’indiscrezione de Misurata commenta: “Quello che fa fede per noi è ciò che dirà la Corte Suprema” e non “quello che dicono fonti generiche che appaiono sulla stampa”.