A noi le ” profonde sintonie” non sono piaciute, ancor meno l’idea che si possa fare una legge che preveda una soglia dell’otto per cento e le liste bloccate. Troviamo invece singolare che chi, nel centrosinistra, ha rianimato Berlusconi per un ventennio, ora accusi Renzi di aver riesumato l’ex cavaliere. Per altro solo gli sprovveduti potevano e possono pensare che il signor B e la sua famiglia fossero davvero spariti dalla scena politica e mediatica.

Non lo saranno, non solo perché esistono milioni di italiani simili a loro, ma anche perché quelli che puntano il dito contro Renzi decisero di non risolvere il conflitto di interessi, consentendo a Berlusconi di essere un cittadino diverso dagli altri. Questa è ancora la grave anomalia italiana e su questa anche Renzi tace proseguendo, almeno sin ad ora, sulla antica e rovinosa strada della rinuncia e della omissione.

Quello che, invece, disturba è che alcuni dei seguaci del sindaco di Firenze, abbiano ripreso la litania degli insulti contro gli “antiberlusconiani di professione”, quelli che non vogliono nessuna intesa. 
Per la verità storica  gli “antiberlusconiani di professione”, per usare questa brutta espressione, sono quelli che si sono opposti allo stravolgimento della Costituzione, alle norme ad personam e ad aziendam, agli editti bulgari, alle leggi bavaglio,alla Bossi Fini, alla distruzione delle garanzie e dello Stato sociale, alla irrisione dell’Italia nel mondo, e lo hanno fatto con grande passione civile, costringendo anche i riottosi ad impugnare la bandiera della legalità e della Costituzione. La cancellazione della memoria non ha mai prodotto buoni frutti.

Sarebbe ora di finirla con simili banalità e con un atteggiamento di disprezzo verso chiunque si permetta di manifestare dubbi e critiche nel merito di una “profonda sintonia” che rischia di accentuare una “profonda distonia” nel rapporto tra eletti ed elettori. In ogni caso se sono esistiti ed esistono “antiberlusconiani di professione”, forse sono stati generati anche dai tanti berlusconiani, per vocazione e per professione, che ancora si aggirano nelle stanze di tanti giornali, tv, e sedi di partito, e non solo a destra.