Gomma-voliLa scena è piuttosto abituale. Due alti ufficiali (due ammiragli, nel caso nostro) si stringono la mano: uno è francese, l’altro italiano. Un normale scambio di cortesie tra marine alleate. Un po’ arretrati alcuni militari portano la mano alla visiera per salutare. Sullo sfondo, una candida fusoliera dove si legge bene la scritta “Marina”, un bel bianco su fondo blu. Al colto pubblico e all’inclita guarnigione non sfuggirà certo la stranezza di vedere due ammiragli e un aereo, anziché una nave, un battello, una barchetta, o una gondola magari non essendoci più triremi e galeoni. Mezzi certo più attagliati alla severa disciplina marinaresca che si presume faccia parte del bagaglio dei due grecati.

Inevitabile la curiosità del lettore, che non ci mette troppo a scoprire che la scena si è svolta pochi giorni fa a Hyères, nel sud della Francia tra Marsiglia e Nizza. Vicino a questa città sorge la Base aéronautique navale de Hyères, la principale base operativa dell’aviazione di marina francese. I due militari sono il contrammiraglio Giorgio Gomma, comandante delle Forze aeree della Marina militare italiana, e il contrammiraglio Hervé de Bonnaventure, suo omologo transalpino. Adesso il conto torna. L’aereo ci sta. O meglio non  ci dovrebbe stare. Perché l’aereo è, come i più puntuti di voi possono facilmente notare, un Piaggio P-180 Avanti, un biturboelica destinato ai trasporti VIP. Ce ne sono un bel po’ in Italia, qualcosa come 27 tra forze armate, corpi di polizia, Vigili del fuoco. Ufficialmente servono a fare molte cose, ma le missioni che si trovano più spesso a compiere sono quelle di comodi salottini volanti per generali e prefetti. Come in questo caso, dove è servito a trasportare un ammiraglio (tra l’altro, il più basso della scala gerarchica: ce ne sono quasi trecento tra contrammiragli e generali di brigata assortiti, pensate se tutti volassero con i Piaggio) a fare visita a un suo collega.

Una flotta di dimensioni spropositate, quella dei P-180 in divisa. Per di più, del tutto sottratta alla disciplina, rigidissima, che regola invece i voli degli altri aerei “blu” italiani, quelli del 31° Stormo dell’Aeronautica, destinati ai cosiddetti trasporti di Stato. Dopo i Gran Premi di Monza, le partite di calcio a San Siro, dopo i nani e le ballerine, quegli aerei adesso sono praticamente fermi, tanto che Letta qualche settimana fa ha annunciato di volerne vendere uno. La loro gestione è responsabilità di un ufficio della Presidenza del Consiglio, il Servizio per i voli di Stato e umanitari (sempre aggiungere qualcosa di edificante per ragioni di political correctness: i voli di Stato e umanitari, le missioni di pace anche se c’è la guerra, e così via. Con un poco di zucchero, cantava Mary Poppins.

Ora, per salire a bordo degli aerei blu i ministri e assimilati (sono esenti i presidenti della Repubblica, del Consiglio, di Camera e Senato e della Corte costituzionale) devono dimostrare di non avere alternative, che c’è estrema urgenza o che ci sono ragioni di segreto di Stato. La richiesta deve essere fatta per iscritto specificando, spiega una circolare dello scorso maggio, “altresì, le circostanze e le attività, precedenti o successive alla missione, ostative all’uso di voli commerciali o altri mezzi di trasporto”. E in più la lista dei voli effettuati deve essere pubblicata sul sito della Presidenza. A queste condizioni un ministro sano di mente prima di volare in blu si mette la barba finta e prende un aereo della RyanAir pagando anche l’eccedenza bagaglio di tasca sua.

E invece il nostro Gomma, certamente debitamente autorizzato, si prende il suo bel P-180 e fa un voletto sulla Costa Azzurra. Ora Hyères sta a 85 chilometri da Marsiglia e a 149 da Nizza, città entrambe dotate di aeroporto dove arrivano comodi aerei di linea da Roma, due volte al giorno a Marsiglia e altrettante a Nizza. A Marsiglia c’è persino un low cost da Ciampino, della RyanAir. Per esempio potrei partire il 4 febbraio da Roma spendendo 36,99 euro e tornare il 6 con appena 25,99, sempre euri. E, giusto per aver un’idea non certo per fare i conti in tasca all’ammiraglio Gomma, il sito privatefly.com offre un trasporto in P-180 a € 2 123 l’ora. Per la tratta Roma-Marsiglia il sito calcola un preventivo di 7165 euri. Andata e ritorno, badate bene.

Tutto ciò è possibile perché gli “altri” aerei blu appartengono ai reparti operativi, dunque sfuggono alla disciplina dei voli di Stato, così chiacchierati e così odiati. Ma non pensiate che il nostro contrammiraglio sia solo. Anzi. Non ci vuole grande sforzo per trovare tanti altri esempi. Basta farsi un giretto sui siti delle forze armate. Così troviamo ad esempio il 7 maggio 2013 il generale Preziosa, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, che va a Cameri anche lui con un P-180, e il 17 luglio il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, a Rivolto vicino Udine, dove scende dall’immancabile P-180. E l’11 novembre chi vediamo arrivare a Brindisi? Il generale Silvestroni, comandante logistico dell’Aeronautica Militare. Anche qui con l’inevitabile P-180. Tra l’altro, tra Ciampino e Brindisi c’è un comodo volo RyanAir (non faccio pubblicità all’insopportabile irlandese, constato però che questi volano dappertutto) che, se volessi partire sempre il prossimo 4 febbraio, mi costerebbe 31,77 euro per andare, altrettanti per tornare.

Il bello viene con il pio Mario Mauro, noto ministro della Difesa, quello che fa la pubblicità agli F-35 e manda una squadra navale in giro per il mondo a vendere fucili Beretta e mobili brianzoli. Ebbene il sant’uomo, evidentemente emulo di Papa Bergoglio, se si sposta usa mezzi modesti. Il 9 novembre 2013 lo vediamo atterrare sull’aeroporto di Gioia del Colle, a un tiro di schioppo da Bari, con un “piccolo” Falcon che porta più di dieci passeggeri e che sempre il sito privatefly.com offre per 10515 €. Ritorno compreso (secondo me privatefly.com è gestito da paleo-comunisti, lo fanno per mettere in difficoltà il piissimo Mauro). Naturalmente qualche precedente c’è. Se uno è portato a fare del bene (magari a se stesso) non lo fa una volta sola. Il 28 giugno, è sempre l’informatissimo sito dell’Aeronautica Militare a dircelo, il pacifico ministro della Guer…, oops, Difesa scende poco più a nord, ad Amendola, 20 chilometri da Foggia, il centro di controllo dei velivoli a pilotaggio remoto Predator.

Qui l’understatement del nostro beato (l’aureola già si intravvede) raggiunge l’apice. Ci arriva infatti con un Airbus A-319CJ, una sorta di ultraleggero travisato che nella sua versione normale porta oltre 120 persone e ha un’autonomia di 11mila chilometri, abbastanza per fare Roma-Tokyo senza scalo. Ora, si dà il caso che, sia il Falcon che l’Airbus, siano tra i velivoli gestiti dall’Ufficio voli di Stato. Ma apparentemente Mauro li ha usati senza che ci fosse alcuna delle condizioni fissate dalla direttiva. Non solo, ma non sono neppure stati elencati tra i voli effettuati in quei due mesi (vedi qui e qui), come prescrive la normativa stessa. Segreto di Stato, forse? Che non sia il caso di arrestare il fotografo dell’Aeronautica militare per alto tradimento? Nel frattempo, tanto per restare a Mary Poppins, potremmo fare dei corsi accelerati di Supercalifragilistichespiralidoso per ministri, generali e ammiragli. Magari riescono a volare da soli.