La sentenza della Corte costituzionale che ha macellato il porcellum contiene una serie di spunti interessanti che vanno attentamente meditati, anche perché costituiranno altrettanti vincoli per il legislatore. Non c’è infatti dubbio sul fatto che il modo in cui è congegnato il sistema elettorale deve rispettare i principi costituzionali, non essendovi al riguardo un’illimitata discrezionalità del legislatore.

Infatti, primo punto rilevante, “Il sistema elettorale… pur costituendo espressione dell’ampia discrezionalità legislativa, non è esente da controllo, essendo sempre censurabile in sede di giudizio di costituzionalità quando risulti manifestamente irragionevole (sentenze n. 242 del 2012 e n. 107 del 1996; ordinanza n. 260del 2002)”.

L’esigenza fondamentale è quindi quella di garantire la corrispondenza fra voto espresso dai cittadini e composizione delle assemblee parlamentari. Il porcellum soccombe al controllo di costituzionalità, in quanto produce  “una eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica, che è al centro del sistema di democrazia rappresentativa e della forma di governo parlamentare prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’art. 1, secondo comma, Cost.”.

Qualora venga ritenuta l’esistenza di una tale divaricazione non vale appellarsi ad altre esigenze quali quella della stabilità governativa. E la Corte, visto quanto affermato, si riserva di valutare da tale punto di vista la costituzionalità di qualsiasi sistema elettorale futuro.

Analogo ragionamento, prosegue la Corte, vale per il Senato. Con l’aggravante, in questo caso, dell’inidoneità, data l’esistenza di premi di maggioranza su scala regionale, a raggiungere pure l’obiettivo della stabilità governativa.

Quindi, l’ulteriore violazione della Costituzione derivante dall’impossibilità di esprimere il voto di preferenza: “In definitiva, è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.

I meccanismi giustamente censurati dalla Corte sono in sostanza il premio di maggioranza e il voto su lista bloccata. Non si può non essere d’accordo con Gaetano Azzariti sul fatto che, dovendo operare un bilanciamento tra rappresentatività e governabilità, l’accento, in un sistema democratico cade sul primo dei due termini. La sentenza della Corte pare rafforzare questo ragionamento e questa logica. Il sistema politico, dal canto suo, continua invece ad accordare la prevalenza al secondo e rischia quindi di mettersi nuovamente in contrasto con la Carta e con la Corte.

Quando capiranno, i nostri politici, l’efficienza del sistema non dipende da formule furbette ma dalla capacità, che ad essi evidentemente manca, di creare consenso e condivisione attorno a programmi che siano effettivamente popolari? Nessuna forzatura, quindi, della volontà dell’elettorato per conseguire presunti obiettivi di stabilità governativa. Il sistema più stabile è quello autoritario, ma è anche quello meno produttivo in termini di democrazia e di capacità di dare espressione alle istanze dei cittadini. Su tale piano la propositività delle forze politiche principali è pari a zero, con la parziale eccezione del Movimento Cinque stelle.

Personalmente resto convinto che il sistema proporzionale sia quello migliore e che un porcellum depurato dai difetti individuati dalla Corte potrebbe costituire la soluzione migliore. Speriamo quindi che i partiti non si mettano d’accordo, nonostante le spericolate acrobazie di Renzi che, pur di affermare la sua leadership, ha riesumato, novello barone Frankenstein, il cadavere politico di Berlusconi. La logica, se tale si può definire, è sempre  quella dell’alleanza senza principi fra le grandi forze politiche (escluso ovviamente il M5S) per dar vita a una finta alternanza e spartirsi il potere. Errore ricorrente per i dirigenti del Pd, che ha portato in precedenti occasioni a conseguenze nefaste e per loro e per il Paese: errare humanum est, perseverare piddinum?

Di questi temi, anche in riferimento alle proposte attualmente in discussione, parleremo martedì prossimo dalle 16 alle 19 presso l’Aula pianterreno del CNR di via dei Taurini 19, con Domenico Gallo, Pietro Adami, Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Claudio De Fiores, Anna Falcone, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Raniero La Valle ed Alessandro Pace.