Angelino Alfano, nella sua ultima uscita pubblica sulle minacce al magistrato Nino Di Matteo, si esprimeva più o meno così: “la protezione del dottor Di Matteo è al massimo possibile, cosa possiamo fare di più?”. Angelino non capisce (o, più presumibilmente, fa finta di non capire) che la più grande protezione per un magistrato minacciato dalla mafia e da chi, tra le istituzioni, con la mafia scende a patti, è il sostegno pubblico. E’ questa l’unica scorta efficace.

E quando lo Stato è assente, quando lo Stato si volta dall’altra parte, isolando queste persone, allora la società civile deve quantomeno provare a sostituirsi ad esso.

“Per questo oggi pomeriggio, alle ore 16.00, si svolgerà un convegno organizzato dalle Agende Rosse di Torino, al quale saranno presenti Salvatore Borsellino, Marco Travaglio, Sonia Alfano, Nino Di Matteo e Roberto Scarpinato e durante il quale sarà proiettato il film  ”Caro Paolo…”, per la regia di Donata Gallo, una lettera-denuncia di Roberto Scarpinato dedicata a Paolo Borsellino nel ventennale della strage di Via d’Amelio. Un convegno per sensibilizzare l’opinione pubblica ma anche per manifestare a queste persone la nostra presenza, il nostro sostegno.”

Per questo è nato il nostro Movimento, per questo stiamo cercando di fare fronte comune con tante altre realtà antimafia del Paese. E questo fronte comune si manifesterà lunedì prossimo, 20 gennaio, a Palermo, davanti al Palazzo di Giustizia, dove nascerà la “scorta civica”, un presidio che vedrà alternarsi piccoli gruppi rappresentanti delle diverse associazioni e movimenti antimafia. Ogni giorno, con il sole o con la pioggia, finché il pericolo per questi magistrati non cesserà, cioè finché lo Stato non darà prova di voler davvero sbaragliare la mafia e le collusioni con essa.

Nino Di Matteo e gli altri magistrati, avvocati, poliziotti, carabinieri e testimoni non hanno bisogno di carrarmati o di mitra, hanno bisogno che i ministri, i politici, le persone in vista e lo stesso Presidente della Repubblica parlino in prima serata, a reti unificate e affermino in modo deciso e serio che le persone che servono lo Stato, che sono in prima linea, che si battono per affermare i principi di verità e di giustizia, non dovranno essere toccati e che se la mafia – o chi tramite lei – soltanto dovesse provarci, lo Stato scatenerà loro contro una guerra all’ultimo sangue che nessuna trattativa potrà mai fermare.