Che figuracciaaa! Doveva essere l’incoronazione di Jane Reeve, neo eletta amministratore delegato delegato della Camera nazionale della moda italiana, davanti a tutto il fashion business internazionale che si è scapicollato a Milano per la moda maschile. E doveva essere il rilancio della Camera della moda, da organico obsoleto e farraginoso, a sistema nuovo gestito con piglio manageriale e larghe vedute.

Atteso tutto il gotha della moda dalle 6 alle 8 (e già l’orario era sbagliato), i pochi intervenuti nel salone delle feste dell’Hotel Palazzo Parigi si contavano sulla punta delle dita. Perfino Mario Boselli, il presidente della Camera della Moda, intuito il flop della serata, se n’è andato prima che arrivassero gli sparuti ospiti. Lady Jane (ma chi è costei?) parlava con i bicchieri di Martini che ingurgitava nervosamente. Già la sua nomina aveva fatto arricciare qualche naso: il suo nome non è arcinoto, viene dal mondo della grande distribuzione e di moda non capisce un’acca. I cacciatori di testa hanno scandagliato il settore (ma va!). Possibile che un Paese che abbia inventato il Made in Italy, ma già così declassato, non tiri fuori un dirigente italiano con meno spirito provinciale capace di coprire questo ruolo? Qualcuno, invece, l’ha gradita. Giorgio Armani, che con le sue sacrosanti ragioni era sempre voluto rimanere estraneo alla lobby aumm aumm dei furbetti della Camera, adesso ne fa parte. Ma patti chiari di sudditanza: io Armani, tu Jane. Cioè: io comando, tu esegui. Rimangono ancora fuori dalla mischia gli eterni rivali di Giorgio: il duo Dolce & Gabbana. Si attendono nell’immediato strette di mano o rappresaglie.

L’Hotel Parigi, di fresca e fiammante inaugurazione, un’accozzaglia di stili fantasy che lo farebbero assomigliare più a una Disneyland che a un cinquestelle deluxe, è diventato indigesto anche per Cracco, lo chef sopravalutato, che si sente il sex symbol ai fornelli e che fa tanto brand, come dicono i suoi fan gourmet. Devastato invece dalla critiche su Trip Advisor.

Che figuracciaaa! Per la presse modaiola che si dà tante arie (i rassegnati stampa, per dirla alla Dagospia): richiesta la presenza di giornalisti solo alla proiezione pomeridiana dell’anteprima dell’attesissimo film di Leonardo Di Caprio, “Il Lupo di Wall Street“. Ospiti non graditi alla grande soirée alla Borsa di Milano agghindata a festa. E sembra quasi che l’iconografico dito medio di Cattelan che fa bella mostra di sé nella piazza sia rivolto alla categoria giornalisti, esclusi speciali, che si sentono onnipresenti e onnipotenti. Invitata invece l’alta e la bassa finanza al disco party in stile siamo gagliardi come i broker di Wall Street (anche di più). Io ci vado stasera e poi vi racconto.
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