Gestione illecita di rifiuti e cessione di opere in subappalto senza autorizzazione. Si è conclusa con una quindicina di avvisi di fine indagine recapitati ad altrettante ditte, emiliano romagnole e non, la maxi inchiesta condotta dalla Procura di Modena sullo smaltimento delle macerie lasciate in eredità all’Emilia dai terremoti del maggio 2012. Un’inchiesta, avviata a pochi mesi dai fenomeni sismici e conclusa lo scorso dicembre, che riguarderebbe, secondo la Procura, circa 200.000 tonnellate di materiale gestito in maniera irregolare, trasportato e smaltito in quattro discariche – Mirandola, Medolla, Fossoli e Modena – da ditte che non disponevano delle necessarie autorizzazioni a procedere. E con la possibilità, non esclusa dal procuratore Modena Vito Zincani, che tra quei resti di case, edifici pubblici e aziende gestiti irregolarmente, ci fosse anche l’amianto.

A dare avvio all’indagine coordinata dal sostituto procuratore Marco Niccolini, che oggi vede una quindicina di imprenditori e legali rappresentanti di altrettante ditte modenesi, reggiane, mantovane e del Sud Italia destinatari di avvisi di fine indagine, a cui potrebbero seguire richieste di rinvio a giudizio, una serie di controlli effettuati su un’impresa di Mirandola, la Emiliana Scavi di proprietà della famiglia Zaccarelli, che in tempo di rimozione delle macerie, una delle fasi prime della ricostruzione, si era trovata priva di concorrenza nel settore. Escluse dalla white list, fino all’estate scorsa, la ditta Baraldi di San Prospero e la Ge.Co, infatti, l’azienda mirandolese era riuscita ad aggiudicarsi la gara bandita dalla multiutility Aimag, offrendo, in cambio delle proprie prestazioni, prezzi vantaggiosi.

Sull’appalto, però, la Forestale aveva riscontrato delle irregolarità: i camion che smaltivano le macerie, spiegano gli inquirenti, non erano di proprietà di Emiliana Scavi ma, in violazione alla normativa vigente, rigida in materia di subappalti, appartenevano a ditte terze, prive, secondo la Procura, delle autorizzazioni necessarie a gestire il materiale da smaltire. Una prassi definita da Zincani “dagli effetti devastanti” che non esclude, peraltro, l’ipotesi di amianto altresì smaltito illecitamente. “Non sappiamo se tra quelle macerie era presente amianto e tanto meno, se c’era, dove è stato depositato” ha detto infatti il procuratore di Modena. Anche perché spetterebbe al proprietario dell’edificio il compito di informare istituzioni e ditte della presenza di amianto nelle macerie. Per le aziende a cui la Procura ha inviato gli avvisi di fine indagine l’ipotesi di accusa è gestione di rifiuti non autorizzata e cessione di opere in subappalto senza autorizzazione, reati a cui si aggiungono gli illeciti amministrativi.

Per il momento, invece, non è stata contestata alcuna associazione a delinquere. Spetterà quindi agli imprenditori, già sanzionati per “distacco abusivo di manodopera”, a cui corrisponde una multa da circa 50.000 euro, presentare memorie difensive in risposta alle accuse ipotizzate dai magistrati. Tuttavia non è escluso che successivamente dalla Procura possano partire eventuali richieste di rinvio a giudizio. “Gli ultimi fatti giudiziari, dalla vicenda delle tangenti legate alla ricostruzione dell’Aquila che coinvolgono la Steda Spa, nel contempo impegnata su quattro grandi cantieri nella Bassa modenese per lavori di 13 milioni di euro, alla chiusura delle indagini preliminari presso la Procura di Modena, con una quindicina di indagati tra imprenditori e legali di ditte coinvolte in subappalti abusivi nello smaltimento delle macerie del nostro sisma – spiega Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna – non vanno sottovalutati perché testimoniano la situazione della realtà modenese per quanto riguarda il sistema degli appalti pubblici.

Una situazione oggetto di evidenti criticità che da tempo si segnalano e che richiedono urgenti interventi correttivi”. Secondo i dati raccolti dalla Cgil territoriale, infatti, “il criterio di aggiudicazione dei lavori è basato, per circa l’88% delle assegnazioni, sul sistema del massimo ribasso, con offerte in molti casi eccessivamente deprezzate – continua Zavatti – in un terzo dei lavori, poi, i ribassi superano il 20%, con numerosi casi che sforano il 30% e perfino il 40%. E ciò nonostante, in ogni dichiarazione pubblica sulla legalità, trasparenza ed anticorruzione, si sentono formulare impegni di segno opposto”. A vigilare sulla legalità nella ricostruzione dell’Emilia post sisma dovrebbero pensare anche le prefetture, tramite il meccanismo delle white list. Ma già da tempo quel meccanismo si è dimostrato “un imbuto”: poco personale assunto a fronte di migliaia di richieste ha fatto sì che si creassero code lunghissime in grado, da un lato, di rallentare la ricostruzione, e dall’altro, di escludere le aziende del territorio da bandi e gare d’appalto. “Già a ottobre è stato firmato un protocollo fra Regione e prefetture del cratere che prevede l’assunzione di 17 operatori e tuttavia siamo ancora in attesa dell’ok del ministero dell’Interno. Questa è un’assurdità che va rapidamente risolta”.