scarpe_creeperConoscete le Creeper? Sono scarpe particolari, contraddistinte da una para piuttosto alta e… da una storia da raccontare. Quelli della mia generazione probabilmente le ricordano connesse agli anni ’80, poiché definivano il look dei “darkettoni” e si contrapponevano alle Timberland dei cosiddetti “paninari”.

Svicolando agilmente dagli anfratti poco rappresentativi di quel periodo, resta altro da dire; sebbene siano sparite dagli scaffali dei negozi da tempo e soprattutto dall’immaginario comune di una generazione, il sottoscritto ha continuato a portarle comunque, facendo ovviamente fatica nel reperirle: Berlino, Amsterdam, Los Angeles, New York, San Francisco, Sidney, Bangkok, Londra, la ricerca spasmodica del negozietto (fin nella ditta che le produce) è stata spesso associata a vacanze in giro per il mondo.

Ora, quale esigenza oppure situazione può spingere a scrivere un post su un paio di scarpe? Il fatto che siano tornate in auge sorprende, perché le Creeper – come scritto – non sono propriamente calzature ordinarie, le loro tracce travalicano tempo e mode e si collegano a un iter musicale che non lascia certo indifferenti.

Nascono nel 1949 dalla fervida mente di un certo George Cox, in una fabbrica situata a Wellingborough nel Northamptonshire in Inghilterra, pare fossero utilizzate inizialmente dall’esercito inglese nei campi base situati nell’Africa settentrionale; trovano però ragione d’essere intorno al 1950 quando nella capitale inglese si cominciano a registrare i primi movimenti connessi alla musica. Wikipedia riporta che ai tempi furono i Teddy Boys a introdurre il concetto “del vestire bene sempre, non soltanto la domenica”. Indossavano blazer scuri, dolce vita dal collo alto, gilet in broccato, mentre i jeans erano a sigaretta, corti e con gli orli ripiegati in modo tale da far vedere i colori sgargianti dei calzini; ai piedi, neanche a dirlo, “le cox”, scamosciate, nere e con la suola o meglio la para concepita in due step: lo strato interno bianco e, quello esterno, nero, pronto “a sbriciolarsi” lentamente.

Non vi basta? E allora dovete sapere che le famose Blue Suede Shoes cantate da Carl Perkins ed Elvis Presley, non sono altro che un paio di classiche “brothel creeper blu scamosciato”, questo dovrebbe convincervi del fatto che la loro storia merita di essere raccontata.

Restiamo connessi al periodo. Siamo davanti alla prima subcultura giovanile. È forse un azzardo sostenere che quello fu, se non altro nelle intenzioni, una sorta di movimento proto-punk connesso all’evoluzione musicale? Di certo c’è che nel decennio successivo il rock si manifesta nella sua forma più viscerale, Mods e Rockers, si contendono la strada, la cui linea di demarcazione è netta e si muove “sinuosamente a tempo”: soul, rythm’n’blues, ska, beat, garage e r’n’r in random. A definire cose e situazioni ci pensa il look! L’abito in tal caso fa il monaco sebbene a far la differenza siano ancora una volta le scarpe, vissute con appartenenza e fierezza: Dr. Martens ai piedi dei mods e Creeper in quelli dei rockers. Non è poco.

Passano gli anni, per ritrovare le vaporelle nuovamente protagoniste, occorre portare pazienza. Dimenticate il primo Bowie, lasciate da parte i TRex, rifuggite i Roxy Music e posate infine lo sguardo su ciò che accadde dal 1976 in avanti. Nasce il Punk e a seguire la New Wave, ed è proprio in questo lasso temporale che “le nostre” tornano a fare breccia; e dove se non ai piedi di chi ha realmente scritto la storia di quel periodo? Sid Vicious, Johnny Rotten, Siouxie, Robert Smith, Ian McCulloch ma la lista è lunga e una menzione particolare va a Joe Strummer: il marchio, ne fece uscire un modello a suo nome, ancora oggi – seppur con qualche difficoltà – si trovano in commercio.

Finito? Nemmeno per sogno, dark, punk e rockabilly di tutto il mondo le hanno da allora elette come feticci inossidabili, onorandone comodità e storia. Anche questo non è poco.

Ai giorni nostri che succede? Prima è necessario ricordare che spariscono negli anni ’90 e pure nei successivi; per rivederle ai piedi di qualcuno occorre volgere lo sguardo verso l’anno appena terminato, poiché – come detto – tornano di moda. Oddio, non è propriamente così, le ha portate Bonovox nel tour di How to dismantle an atomic bombs nel 2005 sebbene esista il dubbio che il performer non ne conosca realmente onori e pregi, altrimenti avrebbe preteso le originali e non delle volgari imitazioni. Già, perché ne esistono di varia natura ma soltanto le George Cox sono autentiche e soprattutto fatte a mano. Tornando a Bono, serpeggia strisciante il sospetto che il motivo unico per cui le abbia indossate fosse la para in grado di alzarlo di tre centimetri.

Al tempo. Riusciranno le cox ad accompagnare e sostenere nuovamente un eventuale movimento connesso alla musica? Oggi sono indossate da gente come Rihanna e Beyoncè le quali certamente ne ignorano storia e memoria ergo è facile pensare che questo giro risulterà nullo.

Nel frattempo il solito dj qualunque, in vena di ricordi, rammenta una vacanza a Londra in cui perse l’ultima mattinata possibile alla ricerca spasmodica del negozietto di fiducia,  il quale, una volta trovato, oltre a mostrare in vetrina un campionario infinito di Creeper risultò essere… tragicamente serrato.

9 canzoni 9 … sinuosamente a tempo

Lato A

Blue Suede Shoes • Carl Perkins

Dizzy Miss Lizzy • Larry Williams

Little Girl • John Mayall & the Bluesbreakers

You’re On My Mind • The Animals

Lato B

Holidays in the Sun • Sex Pistols

Carcass • Siouxie And the Banshees

Janie Jonies • The Clash

Object • The Cure

Do It Clean • Echo & the Bunnymen