La decisione adottata in rete dal Movimento Cinque Stelle a proposito del reato di immigrazione clandestina è molto importante e segna l’inizio di una nuova possibile fase della democrazia italiana. Non condivido affatto l’atteggiamento, che mi sembra un tantinello spocchioso, con cui qualcuno ha voluto liquidare tale decisione.

È vero che su una questione come il reato di clandestinità, che condanna all’illegalità centinaia di migliaia di persone che si trovano quasi sempre in condizioni di bisogno ed emarginazione ed hanno bisogno di aiuto e sostegno, non avrebbe dovuto essere necessaria, a rigore, alcuna consultazione. Si tratta infatti di una demenza legislativa self-evident, non solo in contrasto con elementari principi di umanità, ma anche fonte di inefficienze amministrative e inutili crudeltà.

Eppure tale constatazione non consente, a mio avviso, di sottovalutare la portata della decisione operata da decine di migliaia di elettori, simpatizzanti e militanti a Cinque Stelle.

Intanto perché afferma inequivocabilmente una vocazione “di sinistra” del Movimento, da non intendere certo come riferimento ad aree partitiche delimitate e oramai pressoché definitivamente tramontate (aggiungerei per fortuna), ma come espressione di un comune sentire legato ai valori intramontabili di uguaglianza formale e sostanziale e di solidarietà sociale. Non era affatto scontato che tale visione prevalesse, se è vero che Grillo e Casaleggio avevano a suo tempo accusato i valorosi parlamentari autori della proposta di voler attentare nientemeno che alle fortune elettorali del movimento. Una visione ben misera ed asfittica di quello che esso può rappresentare, in alternativa alla oramai conclamata crisi dei partiti tradizionali. Una visione, anche, mediocremente elettoralistica, e quindi legata a una concezione della politica come opportunistico assecondamento di ogni umore si produca nel corpo sociale. Purché si vinca e si ottengano voti. Da qui al trasformismo e all’opportunismo totale il passo è breve, anzi è già compiuto. E importante è che la pronuncia in rete abbia respinto anche questa impostazione.

Ma c’è un altro motivo ancora più profondo di positività in questa decisione. Ed è quello di metodo, legato alla necessità di una consultazione popolare sulle scelte da adottare. Il mandato imperativo qui c’entra poco e niente, se vogliamo. Si tratta invece di orientare l’azione dei rappresentanti politici su alcune questioni di grande rilievo. Altro che limitarsi a individuare l’uomo o ometto del destino da candidare a questa o quella carica, su programmi spesso fumosi e ancor più spesso rinnegati o snaturati un’ora dopo il voto. Sarebbe il caso di chiedere, ad un’area elettorale vasta, legata non direttamente a questo o quel partito, che ne pensa, ad esempio, degli F-35, della Tav o dell’abolizione dell’art. 18. Anche e soprattutto da questo punto di vista il Movimento Cinque Stelle, che, come non mi stanco di ripetere, è fortunatamente cosa ben diversa da Grillo e Casaleggio (che pure hanno avuto un ruolo storico innegabile nella sua formazione) ha qualcosa da insegnare.

Si tratta infatti non a caso della formazione politica che più ha elaborato e sperimentato in tema di democrazia telematica, strumento da assumere, senza false mitizzazioni, ma dando il giusto peso alle forti potenzialità esistenti in merito (su internet e partecipazione politica mi permetto di rinviare al libro che pubblicherò prossimamente in materia con vari colleghi). 

Ultimo ma non meno importante, il riflesso di questo voto sulle prospettive politiche immediate. Come acutamente ha notato Salvatore Cannavò, con questo voto il Movimento Cinque Stelle si sgancia risolutamente dai settori di destra e razzisti di  quell’informe ed eterogenea “area populista” nella quale commentatori ed analisti un po’ strumentali e un po’ ignorantelli vorrebbero far rientrare a forza tutto ciò che si muove, e fortunatamente è parecchio, contro le dissennate politiche dell’Europa attuale. Un motivo in più per gettare solidi ponti fra le componenti più qualificate di questa opposizione, come in Italia segnatamente le forze che si muovono nella prospettiva della lista Tsipras e per l’appunto il Movimento Cinque Stelle.