La pratica napoletana del caffè sospeso applicata, come forma di protesta, al mondo della musica jazz. È quanto propongono le quattro associazioni del circuito jazzistico siciliano per denunciare i tagli imposti dal governo regionale guidato da Rosario Crocetta ai finanziamenti diretti agli operatori culturali isolani. Sotto l’ombra del Vesuvio i clienti più generosi dei bar, quando pagano il proprio caffè, ne offrono uno anche per uno sconosciuto avventore che non potrebbe permetterselo. Un’usanza antica, tornata in voga negli anni della crisi. Applicando lo stesso sistema, dai prossimi concerti gli appassionati di musica siciliani troveranno al botteghino un salvadanaio nel quale mettere la cifra simbolica di un euro – un caffè, appunto – che servirà all’organizzazione di un altro appuntamento che altrimenti non avrebbe potuto avere vita.

Un atto di protesta ma anche di solidarietà, lo definiscono i responsabili delle quattro realtà musicali, Maurilio Prestia (associazione Musiche di Palermo), Pasquale Tornatore (Musicarte, Caltanissetta), Pompeo Benincasa (Catania Jazz) e Tindara Maimone (cooperativa Arte E A Capo Milazzo, in provincia di Messina). “Chiediamo al pubblico che ha già pagato o pagherà il biglietto d’ingresso per i nostri concerti, di sospendere un euro in nostro favore perché siamo noi gli sfortunati avventori”, spiegano in un comunicato congiunto. E snocciolano i numeri del loro lungo impegno nel mondo della musica: presenti nel territorio da 30 anni, 80 anni in totale di rassegne e festival, migliaia di concerti in tutta la Sicilia, centinaia di migliaia di spettatori che hanno assistito alle esibizioni di artisti del calibro di Noa, Stefano Bollani, Hiromi Uehara, Dee Dee Bridgewater, Paco De Lucia, Gilberto Gil

Al centro delle polemiche la ripartizione dei finanziamenti – poco meno di 880mila euro diversamente assegnati ai 46 enti selezionati – decisi dall’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris. “Siamo stati ridotti a dover decidere della nostra chiusura definitiva da un governo regionale che ha manifestato sinora il suo disprezzo verso tutte le attività culturali dell’isola – denunciano i portavoce del circuito jazzistico – La situazione di crisi economica addotta per giustificare i tagli radicali alle miserabili risorse già destinate a teatro, musica e danza, non trova alcun riscontro in nessun’altra regione meridionale né nelle politiche nazionali”. Una direzione, quella della giunta Crocetta, “in controtendenza con le politiche del ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, che ha aggiunto risorse a quelle già esistenti e che ha anche creato le condizioni per nuovi investimenti nel settore. Mentre in Sicilia ci sono stati solo tagli a un settore che era tra i più poveri del bilancio regionale”, sottolineano amaramente. 

I quattro presidenti lanciano dunque un appello agli amanti dell’arte: “Invitiamo il nostro pubblico, tutti gli amanti del jazz e della musica di qualità, a far sentire la propria voce – è la richiesta – Una società dove chiudono le sale cinematografiche, i teatri e dove sarà sempre più difficile ascoltare la musica è indegna di appartenere a un Paese civile ed europeo”.

di Carmen Valisano